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Alarme Phone Sahara, un aiuto per i migranti sulle rotte nel deserto

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L’Osservatorio dei Diritti Umani, associazione non profit, segnala che da qualche tempo è nato un nuovo servizio in Africa: si tratta di Alarme Phone Sahara (APS) che si occupa di dare soccorso ai migranti che segnalano di essere dispersi nel deserto oppure che vengono respinti alla frontiera del Niger con Libia e Algeria. Purtroppo nessuno ha idea di quanti siano i migranti che attraversano le rotte del Sahara, né si conosce il numero dei morti nel tentativo di attraversarlo in un viaggio che diventa troppo spesso fatale.

Il servizio è nato da un progetto di cooperazione tra cittadini, associazioni e organizzazioni diverse e ha ricalcato l’esperienza precedente di Alarme Phone, il numero telefonico per chi si trova in difficoltà in mare e che ha attinto alla campagna Boats4People del 2011 contro le tragedie nel Mediterraneo centrale. Campagna che successivamente ha visto nascere Watch the Med, un sito dedicato al diritto d’asilo e a quello del mare e fruibile da tutti.

E proprio grazie a Watch the Med è arrivato Alarme Phone Sahara, come spiega Moctar Dan Yayé, uno dei promotori dell’iniziativa in Niger: «Aps è un’associazione internazionale che ha come ambizione principale la difesa dei diritti dei migranti senza distinzione di razza, etnia, religione o origine. È nata dalla volontà di attivisti un tempo definibili “no global” di Africa e Europa».

Gli attivisti di APS hanno basi in Niger, Mali, Burkina Faso, Togo, Marocco, Germania e Austria; la loro sede è ad Agadez in Niger poiché il luogo è un crocevia di strade delle migrazioni nella regione Sahariana.

Il servizio funziona in modo molto semplice, mettendo a disposizione due numeri telefonici da chiamare in caso di problemi nel deserto : +22 780296826 e +22 785752676. Una volta che gli operatori abbiano ricevuto la chiamata, mettono in moto gli aiuti del caso. Spiega infatti sempre Moctar Dan Yayé: «Riceviamo richieste del genere ogni settimana per respingimenti alla frontiera algerina e molto spesso per veicoli in panne o gente dispersa lungo la rotta verso la Libia». Gli operatori inviano aiuti sul luogo con viveri e liquidi per l’idratazione e, per quanto possibile, un supporto medico; in alcuni casi cercano di portare i migranti in un luogo sicuro.

Naturalmente uno dei problemi maggiori che si presenta agli operatori è la localizzazione delle persone in difficoltà che difficilmente hanno un satellitare, mentre le rotte che percorrono il deserto cambiano continuamente.

Come spiega in una nota proprio APS, i diritti umani vengono costantemente disattesi e anzi sostiene l’associazione stessa: «La presenza dell’Ue in Africa nasconde un non-detto che va al di là del controllo dei flussi migratori verso l’Europa. La volontà selvaggia di esternalizzare la gestione delle frontiere nella regione subsahariana è denunciata dalla società civile che qualifica questo atteggiamento come un tentativo di “ricolonizzazione”per appropriarsi delle risorse del luogo».

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