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Per conquistare la vetta dell’Everest sono morte undici persone

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Il monte Everest è considerato da tibetani e nepalesi la madre di tutte le altre montagne e quindi la sua vetta, con la sua altezza posta a 8.848 metri di altitudine slm, è sempre stata considerata sacra e ritenuta dimora delle divinità; si trova nella catena dell’Himalaya al confine tra Nepal e Tibet (Cina).

Per secoli la cima dell’Everest è rimasta incontaminata e solo il 29 maggio del 1953 è stata raggiunta dal neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay. Dopo quella prima volta man mano la conquista della vetta più alta del mondo è stata ambita da molti e a volte, come quest’anno, si sono formate vere e proprie code di persone che hanno cercato di raggiungerla. Purtroppo pochi giorni orsono ben undici scalatori sono morti tentando questa impresa.

Per esempio in un recente passato, nell’aprile 2014, decine di scalatori sono morti travolti da una valanga. In questo periodo però non è insolito vedere file di persone che salgono e scendono dalla vetta, dal momento che da metà aprile a metà giugno si apre il periodo di alta stagione ed è quindi il momento favorevole di tentare l’impresa, quando si concentrano le condizioni meteo migliori per la scalata.

Il problema questa volta però non è collegato a eventuali possibilità di valanghe che travolgano gli scalatori, bensì le complicazioni dovute alla lunga permanenza in alta quota e alla mancanza di ossigeno. Infatti oltre gli ottomila metri slm, si inala un terzo dell’ossigeno necessario al corpo umano e addirittura le cellule cominciano a deteriorarsi, causando non solo il comune mal di montagna, ma addirittura edemi polmonari o cerebrali.  Pare infatti che avverse condizioni meteo con forti venti abbiano bloccato al Campo 4, prima della vetta, una spedizione tra il 16 e il 24 maggio, sosta che ha successivamente creato gli ingorghi per la salita.

Naturalmente, per poter scalare l’Everest sono necessari permessi dai governi e il solo Nepal, in questa stagione, pare ne abbia concessi circa 380 a caro prezzo. Del resto l’economia del Paese dipende molto dal turismo d’alta quota, ma non esiste un sistema di valutazione e verifica della preparazione e stato di salute di chi si accinge alla salita. Un’eventuale inesperienza che non mette a rischio solo la propria sicurezza, ma anche quella degli altri che condividono la scalata, poiché gli inesperti non sanno ascoltare il proprio corpo e leggere le condizioni della montagna: mettono tutta l’energia in salita per raggiungere la vetta, senza pensare alla discesa che è il momento in cui la maggior parte degli incidenti accade.

Inoltre si aggiunge un altro problema, che è quello dei rifiuti di ogni tipo lasciati in quota e quindi Yagya Raj Sunuwar, membro del Parlamento nepalese, ha dichiarato: «È ora di rivedere le vecchie leggi, ci saranno sicuramente cambiamenti nel settore delle spedizioni».

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