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Reddito di cittadinanza: parte la fase dei controlli ma tante le disdette

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Le domande per ottenere il Reddito di cittadinanza – Rdc – (i cui meccanismi avevamo spiegato in questo articolo) presentate al 30 aprile sono state poco più di un milione in totale. In testa la Campania con oltre 172.000 richieste, seguita dalla Sicilia con oltre 161.000 e dal Lazio con oltre 93.000: queste tre regioni da sole formano oltre il 40% delle richieste totali.

Sul totale delle domande, ha dichiarato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico in un incontro a Torino a margine del Salone del libro, 3 su 4 sono state accettate e ora scatterà la fase due che prevede i controlli da parte dei Comuni, l’Inps, l’Ispettorato del lavoro e la Guardia di finanza per verificare che i soggetti le cui richieste sono state accettate siano in regola con i requisiti richiesti.

Ed è a questo punto che sono cominciate le richieste di disdetta (al momento non attuabile) per diversi motivi: importi troppo bassi (addirittura 40 euro mensili, ma anche 75 oppure meno di 200, notevolmente lontani dai 780 euro promessi) e obblighi molto onerosi.

Quindi pare che l’Inps, in accordo con il Governo, si stia adoperando per la formulazione di un modulo che consenta la disdetta della richiesta del RdC, poiché pare che il numero totale di insoddisfatti superi quota 100.000 individui.

In effetti percepire il Reddito di cittadinanza prevede di sottostare ad alcuni obblighi, a cominciare dalla Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID) e la sottoscrizione di un Patto per il lavoro e l’inclusione sociale. Quest’ultimo, in particolare, prevede che il richiedente si presti a compiti di pubblica utilità, alla riqualifica professionale o al completamento degli studi.

Come avevamo già segnalato “chiunque presenti dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere oppure ometta informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni. È prevista, invece, la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione all’ente erogatore delle variazioni di reddito o patrimonio, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio. In entrambi i casi, è comunque prevista la decadenza dal beneficio con efficacia retroattiva e la restituzione di quanto indebitamente percepito”.

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