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I monasteri delle Meteore e del Monte Athos – Seconda parte

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Prosegue da I monasteri delle Meteore e del Monte Athos – Prima parte.

Non meno emozionante la visita alla penisola del Monte Athos, la più orientale delle tre penisole calcidiche. In realtà quel lembo di Grecia è inaccessibile via terra. Arrivati a Ouranoúpoli è necessario prendere un traghetto per una breve crociera (circa tre ore e mezza) per vedere la costa occidentale. La Montagna Sacra dei Greci, alta poco più di 2000 metri e posta sulla punta meridionale della penisola, è una sorta di repubblica autonoma governata dai 2000 monaci che popolano i 20 monasteri attualmente utilizzati. In realtà i religiosi sono “dispersi” tra eremi, villaggi, case isolate e monasteri e impegnano il loro tempo nella preghiera, nella contemplazione, nello studio e nel lavoro. I primi insediamenti sembrano risalire al X secolo e immenso è il patrimonio di libri, manoscritti, opere d’arte e reliquie conservati. Rigida la regola osservata. Contingentate le visite concesse (poche unità al giorno) dopo lunghe procedure. Ferreo il divieto per le donne che non possono avvicinarsi a più di 500 metri. Durissime polemiche hanno accompagnato questa limitazione, che non ha fatto salve neppure le studiose e le restauratrici dell’Unesco, istituzione internazionale che negli anni passati ha largamente finanziato interventi di salvaguardia del patrimonio culturale. Ma neppure di fronte alla minaccia di ritirare i finanziamenti i monaci hanno “tradito” questo loro secolare principio. Davanti ai nostri occhi si sono alternati imponenti monasteri greco-ortodossi, russi, serbi, bulgari, alcuni a pochi passi dal mare, altri abbarbicati lungo scoscesi pendii. Su tutti sembra vegliare l’immenso Monte Athos a picco sulla distesa azzurra del Mar Egeo, dalla cima ancora innevata ai primi di maggio.

Ma la sorpresa non si limita allo scenario spettacolare. Dopo circa un’ora di navigazione, all’improvviso, la velocità del traghetto diminuisce e una piccola imbarcazione accosta a poppa. Salgano a bordo tre religiosi nelle loro lunghe vesti nere, due giovani e uno anziano, con la stola al collo. Attesi dall’equipaggio posizionano su tavolini di fortuna alcune reliquie conservate nelle custodie d’argento. Inizia un lungo pellegrinaggio per baciare le reliquie, scambiare qualche parola con il monaco anziano e, in qualche caso, lasciare una donazione. Greci, bulgari, ucraini, russi si alternano in questo rito. Persone dalle età e dagli abbigliamenti più diversi si inchinano, poggiano le labbra sui reliquiari, attendono pazienti una benedizione. A pochi metri di distanza i giovani monaci hanno “attrezzato” un piccolo mercato tra sacro e profano. Sono in vendita riproduzioni di icone, croci di ogni foggia, qualche pubblicazione, candele, creme e alimenti di produzione locale. Anche qui una fila vociante di fedeli.

C’è contraddizione tra la rigida regola monastica fatta di solitudine, silenzio, studio, preghiera e questa disinvolta mescolanza di religiosità, superstizione, piccolo commercio? Naturalmente chiunque abbia visitati qualsiasi santuario cattolico non può di certo meravigliarsi e tanto meno scandalizzarsi. Tuttavia è inevitabile rilevare che questi comportamenti stridono con l’imponenza e la bellezza dei luoghi, ma soprattutto con la rigidità di una regola centenaria confermata anche in tempi di piena secolarizzazione.

C’è un’unica possibile conclusione per questa breve riflessione. Le Meteore e il Monte Athos sono luoghi imperdibili e vanno visitati qualsiasi siano le nostre convinzioni religiose. Grande sarà, in ogni caso, lo stupore per la grandezza della fede e dell’opera dell’uomo alla ricerca di Dio. Se poi fossimo in grado di fare e trovare anche un po’ di silenzio e di raccoglimento potremmo avvicinarci ancor più a quanto hanno creato questo coraggiosi monaci ortodossi.

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