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Ipbes: il nostro pianeta fortemente in crisi per colpa dell’uomo

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L’organismo Onu sulla biodiversità ipbes ha annunciato dati sconvolgenti riguardo la situazione del nostro pianeta e ha avvertito che in tempi relativamente brevi spariranno dalla Terra e dagli oceani almeno un milione di animali o vegetali (degli 8 milioni esistenti) per colpa delle attività antropiche.

È stato redatto un rapporto di ben 1800 pagine dalla Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi (ipbes, appunto) in seguito al quale è stato chiesto formalmente ai leader mondiali di passare all’azione quanto prima perché, secondo gli esperti, l’unica speranza per evitare il tracollo è di mettere fine allo sfruttamento intenso degli ecosistemi per le attività umane.

L’ipbes si è riunito a Parigi con i rappresentanti di 130 Paesi membri con i quali è stata “negoziata” una sintesi del rapporto di una quarantina di pagine, con approvazione finale di tutti i partecipanti.

Ha affermato Robert Watson, presidente dell’ipbes: «La salute degli ecosistemi di cui dipendiamo, così come di tutte le altre specie, si sta deteriorando più velocemente che mai» per poi aggiungere «Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero» sottolineando allo stesso tempo che «non è troppo tardi per agire, ma solo se cominciamo da subito e a tutti i livelli, da quello locale a quello mondiale».

Inoltre, avverte il rapporto, le attività umane hanno già «alterato gravemente tre quarti delle superfici terrestri, il 40 per cento degli ecosistemi marini e la metà di quelli di acqua dolce» e ovviamente intervengono anche i cambiamenti climatici (anch’essi causati in parte da comportamenti umani) ad accelerare la scomparsa di alcune specie.

In particolare in Europa le specie più colpite sono l’allodola (meno 50% negli ultimi 40 anni), la piccola farfalla blu (meno 38% ) e un terzo di api e insetti impollinatori è a rischio estinzione, come anche pipistrelli, ricci e scoiattoli rossi questi ultimi soppiantati da quelli grigi di origine alloctona.  Abbiamo scritto in diversi articoli di questi problemi, per esempio in questo dove abbiamo parlato degli insetti.

Ma si va oltre poiché infatti il rapporto avverte che la perdita di biodiversità avrà un impatto diretto sugli esseri umani riguardo il cibo, l’energia, l’acqua potabile, la produzione di farmaci e la iperproduzione di CO2, precisando che «la quantità di elementi della natura che sfruttiamo a vario titolo è immensa. Ed è fondamentale per l’esistenza e la prosperità della vita umana. Anche perché la maggior parte di tali materie prime non è sostituibile». Non per niente tra gli esempi concreti citati vi sono la dipendenza dal legno per la produzione di energia per oltre 2 miliardi di persone, le medicine naturali che ne curano 4 miliardi e soprattutto l’impollinazione del 75% delle colture da parte degli insetti, la classe maggiormente a rischio estinzione.

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