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Il sultano del Brunei annuncia la moratoria sulla pena di morte

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Soltanto un mese fa avevamo scritto in questo articolo che nel sultanato del Brunei, proclamata dal sultano Hassanal Bolkiah, era entrata in vigore il 3 aprile la sharia e spiegato che questa legge permette punizioni crudeli.

Numerose, come avevamo già anticipato, le proteste delle diverse comunità internazionali e il boicottaggio preannunciato da George Clooney e Sir Elton John contro gli alberghi di lusso sparsi nel mondo, di proprietà del sultano stesso, è stato proseguito. Inoltre la protesta che era seguita all’introduzione della sharia era stata appoggiata a livello mondiale anche da gruppi per i diritti umani, da banche come Deutsche Bank, giornali tra cui il Financial Times e da diverse società immobiliari. Addirittura a Londra sia la metropolitana che gli autobus avevano smesso di esporre pubblicità sulle vacanze nel sultanato e le Nazioni Unite avevano chiesto al sultano di ritirare la nuova legge in Brunei, dove, peraltro, non è stata eseguita alcuna condanna capitale dal 1957.

Probabilmente tutte queste azioni hanno sortito il loro effetto, dal momento che in un discorso tenuto domenica 5 maggio in occasione dell’inizio del Ramadan, il sultano stesso ha annunciato l’applicazione di una moratoria sulla pena di morte prevista dalla nuova legge e anche alle condanne a morte per lapidazione per omosessualità e adulterio. È soltanto una sospensione della legge, che non è stata cancellata, ma intanto esiste.

Il sultano, parlando alla propria nazione ha dichiarato che ci sono state percezioni errate sull’attuazione del nuovo codice penale e che la sharia non dovrebbe preoccupare perché è piena di misericordia e delle benedizioni di Allah. Ha inoltre aggiunto che per decenni era in vigore una moratoria non esplicita ma di fatto sulle esecuzioni capitali per i casi finiti in giudizio in base al codice civile e che questa moratoria potrà quindi valere a maggior ragione nell’ambito del nuovo codice penale che fornisce un quadro più ampio.

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