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Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione

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Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione. Questo il titolo di un’interessante mostra alla Galleria d’arte moderna a Roma che vi invitiamo caldamente a visitare. È noto a tutti quanto sia presente la rappresentazione del corpo femminile nell’arte di tutti i tempi, tanto da far dire alle Guerrilla girls – gruppo anonimo di artiste femministe, impegnate nella lotta al sessismo e al razzismo nel mondo dell’arte – che “le donne devono essere nude per entrare nei musei”. Senza timore di essere smentiti si potrebbe sostenere che nella pittura e nella scultura gli artisti (in larga parte uomini) siano ossessionati dal corpo femminile. Tuttavia, raramente ci soffermiamo a riflettere su quale immagine femminile venga rappresentata. Su quali donne, su quali modelli si concentrano gli artisti?

A questa domanda cerca di rispondere la mostra esponendo una selezione di opere di proprietà dei musei capitolini.

“Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del XX secolo la figura femminile è incardinata in un ossimoro che ne mostra l’ambivalenza: da una parte viene rappresentata come immagine angelica, figura impalpabile ed eterea, puro spirito immateriale, dall’altra come minaccia tentatrice, fonte di peccato e perdizione”. Sull’analisi di questa ambivalenza sembrano concentrarsi le prime due sezioni rispettivamente dedicate a “Amor sacro e amor profano” (con le opere di Giuseppe Carosi, Camillo Innocenti e Senio, tra le altre) e a “Il corpo nudo” (Antonio Dazzi, Mario Ceroli, Riccardo Bettini). Ma la ricerca non può sottrarsi al confronto con il volto e gli occhi delle donne. Così nella sezione “Sguardi dell’anima” si possono ammirare alcuni tra i quadri più coinvolgenti come i ritratto di Vittoria Morelli, di Antonio Barrera e di Lionne (Enrico Della Leonessa). Le donne si presentano alla ricerca artistica anche come “Donne e madri” come nella sconcertante Maternità di Luigi Trifoglio e nelle sculture di Antonietta Raphael Mafai e di Pino Pascali. Infine, la stagione di una nuova e più complessa identità femminile si annuncia nella sezione “Identità inquieta” (con le opere di Felice Casorati, Ferruccio Ferrazzi e Luigi Sarro) e viene esplicitata nel percorso “Donne non si nasce si diventa”.

Tra tutte le opere esposte una citazione particolare merita Il dubbio di Giacomo Balla, ritratto della moglie Elisa Marcucci. La donna si volta indietro con uno sguardo e un sorriso enigmatici, quasi a voler segnalare che gli sforzi maschili di forzare il mistero femminile in categorie codificate (santa, tentatrice, madre, lavoratrice e così via) sono destinati inesorabilmente al fallimento. La forza del quadro, che a ragione è stato scelto dai curatori come immagine dell’evento, è ulteriormente esaltata da una cornice che di per sé rappresenta un piccolo gioiello.

Ma la presentazione della mostra non risulterebbe completa se non si citasse il film di Giovanna Gagliardi, Bellissima (2004), proiettato in una sala del Museo e prodotto dall’Istituto Luce, che attraverso documenti storici dell’Archivio Luce, spezzoni di film, canzoni popolari e interviste racconta per immagini il cammino delle donne nel ventesimo secolo. Tuttavia attenzione agli orari, il film dura oltre un’ora e la mostra chiude alle 18,30. Inoltre, soprattutto per chi vive a Roma, suggeriamo di tener d’occhio il ricco programma di eventi collaterali – incontri, letture, performances, presentazioni, proiezioni, serate musicali e a tema – che si alterneranno fino al prossimo ottobre.

Infine, per approfondire la conoscenza dell’opera di Giacomo Balla, invitiamo i nostri lettori a recarsi allo splendido Palazzo Merulana, di recente restituito alla fruizione pubblica, per vedere la mostra Giacomo Balla. Dal futurismo astratto al Futurismo iconico, curata da Fabio Benzi. Poche opere ma di grande suggestione, anche in questo caso in gran parte dedicate a volti e figure femminili. In esposizione il Balla meno conosciuto al grande pubblico, quello “figurativo”, che tuttavia non tralascia affatto l’innovazione e la contemporaneità, cimentandosi con l’effetto “retinatura”, prendendo a riferimento le immagini a stampa dei giornali, ottenuto dipingendo le sue figure su una rete di metallo. Tra i diversi esempi superlativo il ritratto di Primo Carnera, citazione di una foto di Elio Luxardo apparsa sulla “Gazzetta dello Sport” in occasione della sua vittoria del campionato del mondo.

Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione – 24 gennaio/13 ottobre 2019
Galleria d’Arte Moderna – Via Francesco Crispi, 24 Roma, mar-dom 10,00-18,30

Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico – 21 marzo/17 giugno 2019
Palazzo Merulana – via Merulana, 121 – Roma, mer-lun 10,00-20,00

 

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