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Il CdM approva l’introduzione in natura di specie non autoctone

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Il 4 aprile il Consiglio dei ministri si è riunito ed ha approvato il Decreto Crescita e, in particolare, ha modificato la disciplina relativa alla conservazione degli habitat, consentendo l’introduzione di specie e popolazioni animali non autoctone. Andando contro il  Decreto Legge nel nostro Paese – n° 230 del 15 dicembre 2017 – che accoglie il Regolamento europeo per prevenire e gestire l’introduzione di specie esotiche considerate particolarmente invasive di cui abbiamo scritto in questo articolo.

In particolare riportiamo la parte di documento riguardante questo problema:

CONSERVAZIONE DEGLI HABITAT, DELLA FLORA E DELLA FAUNA

Regolamento recante ulteriori modifiche all’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, concernente attuazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche (decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato, in esame definitivo, un regolamento, da adottarsi mediante decreto del Presidente della Repubblica, che modifica la disciplina relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche (decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357).

In particolare, il regolamento dispone che, in presenza di motivate ragioni di interesse pubblico, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare possa derogare al divieto di reintroduzione, introduzione e popolamento in natura di specie e popolazioni non autoctone nel territorio italiano, sulla base sia di studi che evidenzino l’assenza di effetti negativi sull’ambiente, sia di appositi criteri, che lo stesso dovrà adottare entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

Il testo tiene conto dei pareri espressi dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e dal Consiglio di Stato.

L’obiettivo sarebbe di contrastare, tramite lotta biologica, le infestazioni da organismi dannosi per alcune specie di coltivazioni.

Invece la comunità scientifica ha accolto con indignazione il nuovo regolamento, temendo che i nostri ecosistemi possano venire colonizzati da nuove specie invasive come è già successo e che successivamente saremo magari costretti a contenere o eradicare i fenomeni. Infatti è stata lanciata una petizione sulla piattaforma Change.org (che si può firmare direttamente sul sito indicato) per chiedere al ministro dell’Ambiente Sergio Costa di «impedire qualsiasi rilascio di specie alloctone nei fiumi italiani, perché in totale contrasto con la tutela della biodiversità e dell’ambiente».

In effetti nel nostro Paese esistono numerose specie endemiche (cioè che vivono solo in Italia) di acqua dolce e quindi sono autoctone e preziose. Ma questi pesci sono già costretti a far fronte a diverse minacce derivanti dall’uomo, come l’urbanizzazione, l’inquinamento delle acque e i cambiamenti climatici, tanto è vero che la Iucn li considera a rischio estinzione. Va da sé, quindi, che l’introduzione di specie alloctone potrebbe aggravare la situazione. Purtroppo negli ultimi 30 anni il numero delle specie alloctone è aumentato del 96% con danni incalcolabili per la nostra biodiversità; pertanto questa autorizzazione, sia pure in deroga e sotto sorveglianza, sembrerebbe quantomeno una decisione incauta che va anche in controtendenza con gli impegni presi dai Paesi comunitari come abbiamo scritto all’inizio.

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