Portale di economia civile e Terzo Settore

Trivellazioni nei Mari del Nord: un giudice cambia le decisioni di Donald Trump

15

Pochi giorni fa il giudice del tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto dell’Alaska, Sharon Gleason ha ribaltato la decisione di Donald Trump di riaprire alle esplorazioni petrolifere l’Alaska, dopo aver sconfessato la decisione del suo predecessore Barak Obama che invece aveva bloccato le trivellazioni nell’anno 2015.

Il giudice ha pertanto reintrodotto le restrizioni adottate nell’era Obama, soprattutto considerando che nella zona esistono molte specie di mammiferi in pericolo, come il narvalo (Monodon monoceros),  il tricheco (Odobenus rosmarus), la balena della Groenlandia (Balaena mysticetus) e l’orso polare (Ursus maritimus). Senza contare i danni provocati alle acque e al clima.

È infatti quasi certo che l’estrazione di idrocarburi in un ecosistema fortemente a rischio, con le conseguenti probabili fuoriuscite di petrolio, contaminerebbe ulteriormente le acque e incrementerebbe le emissioni di gas serra, danneggiando non solo la fauna selvatica e l’eventuale flora, ma le stesse popolazioni locali avendo per forza di cose effetti particolarmente negativi anche sul clima.

In effetti, secondo il giudice federale Gleason, l’attuale presidente degli Usa avrebbe superato le proprie competenze quando ha annullato il divieto di perforazioni nell’oceano Glaciale Artico e in quello Atlantico. Infatti la legge federale non consente ai presidenti di rimuovere un divieto precedentemente fissato: solo un atto del Congresso potrebbe revocarlo, che Donald Trump non ha consultato.

Se da una parte esultano gli ambientalisti, che avevano citato in giudizio l’amministrazione Trump, dall’altra i petrolieri non sono affatto soddisfatti della decisione e anzi, l’American Petroleum Institute ha diffuso una nota che recita: «Oltre a garantire energia a prezzi accessibili per i decenni a venire, lo sviluppo delle nostre abbondanti risorse offshore può fornire miliardi di entrate governative, creare migliaia di posti di lavoro e rafforzare anche la nostra sicurezza nazionale». Non una parola, invece, su quanto riguarda la salvaguardia di vite e del nostro pianeta.

Il primo maggio in Giappone inizierà la nuova era Reiwa
Emergenza Libia: il conflitto peggiora le condizioni dei rifugiati

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...