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Emergenza Libia: il conflitto peggiora le condizioni dei rifugiati

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Sono diverse le Ong (Unhcr, Amnesty International, MSF, Unicef e tante altre che lanciano allarmi e appelli per i civili e i deportati rifugiati in Libia.

Della Libia e degli scellerati accordi per i rifugiati abbiamo scritto molte volte, per esempio in questo articolo oppure, più recentemente in quest’altro, senza reticenze ma esprimendo anche il nostro pensiero.

Ora tutti si dichiarano estremamente preoccupati a causa dei combattimenti in corso a Tripoli e nelle vicinanze tra le milizie del generale Khalifa Haftar e quelle del capo del Governo di Accordo Nazionale (riconosciuto da molti Paesi) Fayez al-Sarraj; le preoccupazioni riguardano soprattutto le sorti dei civili che vivono nelle zone del conflitto e sono fuggiti in altre aree di luoghi limitrofi, ma ancora di più per migranti e rifugiati bloccati e imprigionati nei centri di detenzione, poiché per loro non esiste possibilità di fuga.

Per esempio il centro di detenzione di Ain Zara è stato visitato dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha scritto in una nota: «Sono profondamente scioccato e commosso dalla sofferenza e dalla disperazione che ho visto nel centro di detenzione di Tripoli, in Libia, dove migranti e rifugiati sono detenuti per un tempo illimitato e senza alcuna speranza di riconquistare le loro vite. Questi migranti non sono solo responsabilità della Libia, ma del mondo intero».

Ad Ain Zara vivono attualmente e nel pieno degli scontri quasi 600 persone, compresi donne e bambini, praticamente intrappolate e lasciate a se stesse, senza viveri né acqua.

Altre testimonianze arrivano dal centro di Qaser Bin Ghashir in cui le persone detenute da almeno tre giorni sono senza acqua, cibo ed elettricità: sono oltre 600 in totale tra cui almeno 112 bambini, 7 donne che allattano e 4 incinte. Situazioni simili e anche peggiori si registrano nei campi di Al Zintan dove il cibo manca totalmente e anche a Sabaa, a Tripoli, dove l’Ong MSF afferma siano detenute oltre 300 persone di cui un terzo sono minori e dove la malnutrizione acuta severa è imperante. Testimonianze provenienti da questi centri inoltre indicherebbero che diverse persone vengono prelevate a forza tra i rifugiati e costrette a indossare armi e divise per combattere con i gruppi armati.

Sostiene l’Ong MSF in una nota: «È la terza volta negli ultimi sette mesi che a Tripoli scoppiano combattimenti, eppure molte delle persone trattenute nei centri sono lì a causa delle politiche degli Stati membri europei, che permettono alla guardia costiera libica di intercettare migranti e rifugiati in mare e riportarli forzatamente in Libia, in violazione del diritto internazionale. Il conflitto attuale non fa che evidenziare ancora una volta che la Libia non è un porto sicuro dove la protezione di migranti e rifugiati possa essere garantita.

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