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Verona: quale famiglia, quale vita?

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“Il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF) è un evento pubblico internazionale di grande portata che ha l’obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”. Questo si legge sul sito ufficiale dell’evento.

Ma, trascorso ormai qualche giorno, come interpretarne il significato? Molti commentatori, non a torto, hanno speso parole di fuoco: attacco ai nuovi diritti di cittadinanza, ritorno al Medioevo, involuzione dei costumi e degli stili di vita. Certamente questi rischi sono presenti, i toni sono stati aggressivi e le argomentazioni a volte paradossali, tanto da risultare poco credibili.

D’altra parte i paladini nostrani delle tesi più estreme in realtà hanno alle spalle vite complicate, matrimoni plurimi, figli nati da incontri diversi, comportamenti talora disinvolti. Si può realisticamente credere che l’Italia voglia fare a meno di diritti e tutele quali il divorzio, l’aborto, le unioni civili, la procreazione assistita? La società non è più quella di 50 anni fa e l’esperienza quotidiana di ciascuno di noi si misura con storie e gruppi familiari assai articolati e complessi.

E così “l’affermazione, la celebrazione e la difesa della famiglia naturale” appaiono non solo in tutta la loro astrattezza ma anche nella loro dimensione ideologica. Lo ha spiegato magistralmente Massimo Recalcati domenica su “La Repubblica”, ricordando la famiglia per eccellenza. “La tesi condivisa dei partecipanti al Congresso mondiale sulla famiglia di Verona è che la famiglia sia un evento di natura. Ma erano naturalmente sterili le matriarche (Sara, Rebecca, Rachele) e non era affatto naturale, com’è noto, il padre falegname che si prese la responsabilità di crescere il figlio di Dio”.

Probabilmente ha ragione Concita De Gregorio quando, ospite delle trasmissione televisiva Otto e mezzo, ha sostenuto che il Congresso di Verona ha rappresentato una grande e cinica operazione ideologica con ben altri obiettivi rispetto alla difesa della famiglia naturale. Si è trattato, infatti, di un ambizioso tentativo di aggregazione sovrannazionale dei gruppi emergenti della destra reazionaria. A fianco delle battaglie contro i migranti (parte destruens) andava immesso un elemento positivo, la difesa della famiglia e della vita (parte costruens). In più, per completare il panorama, non guasta l’opposizione ai gay, ai trans, agli omosessuali e alle minoranze in genere.

Tuttavia il mondo è cambiato ed è estremamente difficile tornare indietro su questi temi. Non a caso c’è stata una reazione esplicita e dura dei movimenti delle donne, una reazione composta ma ferma di larga parte dei media, ma anche una reazione “silente” di larga parte dell’opinione pubblica che ha guardato con freddezza e distacco all’evento di Verona. Personalmente non credo che in Italia qualcuno vorrà davvero metter mano a diritti e tutele considerati acquisiti, con il rischio di scoprire che larga parte dell’elettorato non lo seguirà in questa avventura.

Tuttavia resta un problema da approfondire, una questione che non può più essere taciuta o rinviata. Né il centrodestra di Berlusconi, né il centrosinistra di Prodi, Bersani e Renzi hanno davvero promosso politiche a sostegno della procreazione e della genitorialità, per la cura dei minori, dei diversamente abili, degli anziani, per favorire il lavoro delle donne. La famiglia – non quella naturale ma quella reale – è rimasta l’unico soggetto ad occuparsi di queste problematiche. E la donna in modo particolare. Il risultato è drammaticamente davanti ai nostri occhi in termini di decremento della natalità, di carenza di assistenza, di scarsa qualità dei servizi, di rinunce femminili al lavoro e alla carriera. Tutti sono pronti a celebrare la famiglia (più o meno naturale) e i bambini ma nessuno se ne occupa realmente. Anche la sinistra, al di là delle affermazioni di principio, ha considerato questi temi poco “alla moda”, privilegiando le battaglie per i diritti civili rispetto a quelle per i diritti sociali (così vanificando la stessa concreta attuazione dei primi).

Fin tanto che non si metterà mano con determinazione e serietà a queste tematiche la destra estrema manterrà un buon alibi ideologico per alzare il vessillo della famiglia e della vita.

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