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Relazione al Parlamento del Garante nazionale delle persone prive di libertà

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Il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma ha presentato pochi giorni fa la sua relazione annuale al Parlamento italiano.

Palma ha sottolineato nel suo rapporto: «Quello appena passato è stato un anno difficile per affrontare i processi migratori verso l’Europa e il coinvolgimento diretto o indiretto che i minori hanno in tali contesti. Il numero di minori non accompagnati giunti in Italia nel 2018 si è drasticamente ridotto in linea con la riduzione del complessivo numero di migranti sbarcati nell’ultimo. Tuttavia si tratta di 3536 nuovi minori. Di essi, 2002 risultano passati per gli hotspot».

Il focus sui minori ha rilevato due elementi di criticità, cioè l’accertamento dell’età che in linea generale è stato eseguito con il tradizionale metodo delle indagini radiografiche invece di seguire la più completa procedura prevista dalla Legge 47 del 2017; il secondo elemento riguarda e le annotazioni della data di nascita che viene sempre trascritta al 1° gennaio dell’anno nel caso in cui giorno e mese non siano determinabili. I ragazzi vengono trattenuti negli hotspot e per loro sono adottate procedure troppo spesso trascurate che rischiano di ledere le loro tutele di minori non accompagnati.

Queste prassi frettolose e superficiali rischiano, secondo il Garante, di attenuare la garanzia assoluta di tutela dei minori che è vanto del nostro Paese. Un rischio che, ci tiene a evidenziare Palma, diventa maggiore in situazione di trattenimento prolungato a bordo di navi, come nel noto caso della nave Diciotti quando, lo scorso agosto, ha dovuto intervenire da una parte la magistratura minorile per imporre lo sbarco dei minori e dall’altra la Procura e lo stesso Garante per risolvere il problema degli adulti.

Mauro Palma ha tenuto a ribadire che è suo compito esercitare il controllo non soltanto nei luoghi dove la privazione della libertà è formalmente definita, ma anche «sulle situazioni in cui essa si verifica de facto e nei casi in cui per prolungati periodi la possibilità di scendere a terra in situazione di sicurezza non sia consentita a persone soccorse in mare in acque italiane o quando, in acque internazionali, siano state tratte a bordo di navi italiane».

In più il Garante rileva anche il forte rischio che lo Stato italiano sia costretto a difendersi davanti a Fori internazionali rispetto agli obblighi convenzionali assunti, tanto è vero che recentemente la Corte di Strasburgo ha chiesto allo Stato italiano chiarimenti sull’effettività dell’accesso al reclamo da parte dei migranti trattenuti negli hotspot.

Conclude la relazione su questo tema affermando che non esiste alcuna relazione tra la durata della privazione della libertà per i migranti e l’effettività del suo scopo, asserendo: «Occorre chiedersi quale sia il fondamento etico-politico di tale restrizione e quanto l’estensione della durata non assuma l’incongrua configurazione del messaggio disincentivante da inviare a potenziali partenti. Sarebbe grave tale configurazione perché la libertà di una persona non può mai divenire simbolo e messaggio di una volontà politica, neppure quando questa possa essere condivisa».

Inoltre, lancia l’allarme sull’effettivo sovraffollamento delle carceri italiane: i detenuti sono oltre 60.000 a fronte di 46.904 posti disponibili e troppo spesso gli edifici non sono idonei né completamente agibili. Purtroppo è davvero preoccupante il numero di suicidi che nel 2018 sono stati di ben 64 persone, tra cui un ragazzo di 18 anni e conclude: «Nel luogo di ricostruzione del senso di legalità non possono essere fatte vivere situazioni che ledono la legalità».

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