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Il kerosene degli aerei peggiora il clima ma è esente da accise

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Sentiamo parlare sempre più insistentemente di Accordo sul Clima, di Cop 21 di Parigi, di limitare la crescita della temperatura media globale per proteggere il nostro pianeta e di applicare accise per intervenire a favore di progetti meno inquinanti.

Tra le tante cose possibili da fare (eliminazione di pesticidi, di carbone, trasporti sostenibili con eco mezzi, per esempio) occorrerebbe anche un insieme di sistemi fiscali che scoraggiassero le emissioni inquinanti per permettere allo stesso tempo di investire su progetti per mezzi di tipo ecologico in ogni campo. In realtà l’Unione Europea ha introdotto  per tutti gli Stati membri la Carbon Tax secondo la quale l’importo da pagare cresce con l’aumentare dell’inquinamento prodotto, ma, per esempio, in Italia non è mai stata applicata e se ne parla sempre tanto. Ma restano parole.  

Anzi, solitamente nel nostro Paese si parla in modo errato di Carbon Tax riferendosi al rimborso delle accise sul gasolio per alcune categorie di veicoli.

Nel tempo si è cercato di aumentare le tasse sui carburanti più inquinanti o si sono introdotti bolli differenziati a seconda dei modelli di veicoli, eppure proprio nel settore della mobilità esiste un settore piuttosto numeroso che sinora è rimasto quasi completamente esente dal cosiddetto fisco ecologico: ci riferiamo al traffico aereo.

Il kerosene (una miscela di idrocarburi) utilizzato dagli aerei non viene praticamente tassato, mentre tasse e accise sui carburanti per il trasporto su gomme arrivano addirittura a circa il 60 per cento del prezzo totale. Gli aerei utilizzano kerosene per una serie di motivi tecnici, per esempio un miglior rapporto peso/percorrenza, un costo più basso e l’elevato potere calorico. Il kerosene per aviojet è esente da accise negli stati membri UE in virtù dell’articolo 8, paragrafo 1, lettera b) della direttiva 92/81/CEE, eccetto l’aviazione privata da diporto, mentre le esenzioni dalla tassazione dei carburanti aerei per voli tra paesi UE e paesi terzi sono previste da particolari accordi internazionali.

Sembrerebbe che la ragione di una non tassazione sul carburante aereo risalga ad una ormai vetusta Convenzione Internazionale sull’aviazione civile firmata a Chicago nel 1944. Del resto all’epoca l’obiettivo era quello di sviluppare l’appena nato traffico aereo, mentre oggi la priorità è quella di lottare contro i cambiamenti climatici anche perché proprio il settore aereo è responsabile di circa il 2-3 per cento delle emissioni mondiali di anidride carbonica, percentuale che aumenta con gli altri agenti emessi dai motori nei cieli.

Forse qualcosa potrebbe però cambiare, dal momento che due Paesi europei, l’Olanda e il Belgio, hanno ufficialmente richiesto – nel corso di due riunioni dei ministri delle Finanze e Ambiente della UE – di introdurre misure apposite per la tassazione, che potrebbero essere applicate sul carburante oppure direttamente sui biglietti.

Tra l’altro la Ong Climate Action Network ha informato la stampa internazionale che alcuni Paesi come Giappone, Norvegia, Stati Uniti e Brasile hanno introdotto tassazioni sul carburante aereo, che però non vengono applicate ai voli interni.

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