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L’economia circolare per il cibo del nostro pianeta

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La Ellen Mac Artur Foundation (tra le più importanti istituzioni per la promozione e lo sviluppo dell’economia circolare)  ha presentato il suo ultimo rapporto al World Economic Forum di Davos, in Svizzera evidenziando che, per ogni dollaro speso in cibo spazzatura, la società tutta paga due dollari in costi sanitari, ambientali ed economici.

Dunque, stante la minaccia per la nostra salute rappresentata dal cibo industriale è evidente l’urgenza di adottare un nuovo sistema produttivo basato sui principi dell’economia circolare.

Del resto la popolazione umana è in costante aumento e nel 2050 sarà necessario sfamare oltre nove miliardi di persone.

Il rapporto dal titolo Cities and circular economy for food, fa emergere dati molto più che preoccupanti, poiché entro il 2050 potrebbero morire cinque milioni di persone all’anno proprio a causa dei problemi creati dalla produzione industriale che ha un forte impatto sull’ambiente e sulla salute di chi lo consuma.

Non per niente gli allevamenti e l’agricoltura intensivi stanno sfruttando da decenni le risorse del nostro pianeta, immettendo nelle falde acquifere e nei prodotti di cui ci cibiamo una grande quantità di veleni veri e propri come i pesticidi usati in agricoltura o gli antibiotici usati senza alcun criterio; vada sé che inoltre sono responsabili di deforestazioni ed emissioni di gas serra.

Per cominciare a fare qualcosa di costruttivo, la Fondazione ha proposto tre iniziative da mettere in pratica:

  • il primo passo – dato lo stato di degrado in cui si trovano le aree rurali – è abbandonare i fertilizzanti sintetici a favore di quelli organici e operare la rotazione e l’aumento di variazione delle colture. Anzi, viene suggerito che i consumatori dovrebbero diventare attivi e premiare i produttori che, adottando tecniche sostenibili, producono nelle aree limitrofe a quelle urbane (nel raggio di 20 km circa);
  • il secondo suggerimento è che gli scarti alimentari possono essere considerati a tutti gli effetti una risorsa; per questo motivo il rapporto propone di sfruttare il cibo al massimo e, anziché smaltire quello in eccesso, quest’ultimo deve essere ridistribuito per aiutare l’insicurezza alimentare. I sottoprodotti immangiabili possono invece essere trasformati in fertilizzanti organici, biomateriali o bioenergie;
  • l’ultima proposta infine chiede di utilizzare in modo positivo il marketing alimentare che potrebbe promuovere alimenti prodotti in modo sano, per esempio esaltando l’importanza di proteine vegetali al posto del consumo di carne dal momento che, come è noto, hanno una produzione con un impatto ambientale molto meno invasivo.
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