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Etiopia: lo schianto che ha ucciso chi “li aiutava a casa loro”

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La morte non ci appare mai giusta. Può risultare al massimo più tollerabile quando colpisce persone molto anziane che, in maniera naturale, arrivano alla fine del loro percorso. Ma ci sono circostanze in cui l’interruzione brusca di una vita risulta ancora più ingiusta: accade ad esempio quando a volare in Cielo sono i bambini o quando, come nel caso di cui voglio parlarvi, a lasciare questa terra sono coloro che contribuiscono a renderla un posto migliore in cui vivere.

Parlo degli otto italiani che sono rimasti vittime, insieme ad altre 149 persone, dello schianto aereo in Etiopia nei giorni scorsi. Si tratta di persone provenienti da diversi luoghi d’Italia, con percorsi personali molto diversi ed età varie, ma tutti legati da un unico grande ideale: “aiutarli a casa loro”. Cooperanti, volontari, funzionari Onu che da anni facevano la spola tra il nostro Paese e il Continente nero perché impegnati in attività solidali e di sviluppo.

I passeggeri italiani del Boeing 373 Max diretto a Nairobi (Kenya) e schiantatosi dopo una manciata di minuti dal decollo meritano qualche riga di presentazione.

Sebastiano Tusa: archeologo, assessore alla Cultura della Regione Sicilia,  era diretto in Kenya dove l’Unesco lo aveva invitato come relatore sulle prospettive dell’archeologia marina in Italia e in Kenya.

Carlo Spini: medico impegnato da anni in molti progetti umanitari in Africa, per conto della ong Africa Tremila di cui era presidente. Dopo esser andato in pensione, infatti, Spini si era dedicato a organizzare attività umanitarie. In passato aveva avuto incarichi a scopo umanitario dal governo dell’Etiopia.

Gabriella Viggiani: moglie di Carlo Spini, seguiva il marito nelle attività come infermiera volontaria per l’ong Africa Tremila. La coppia aveva quattro figli, abitava in Toscana ma trascorreva lunghi periodi dell’anno in Africa.

Matteo Ravasio: commercialista bergamasco, 52 anni, tesoriere della onlus Africa Tremila. Dopo la tappa a Nairobi, con Spini e Viggiani avrebbe dovuto raggiungere il Sud Sudan per completare l’installazione delle strumentazioni e di alcuni macchinari in una nuova struttura sanitaria, la cui inaugurazione era stata prevista per la fine di marzo.

Paolo Dieci: commercialista bergamasco, 52 anni, tesoriere della onlus Africa Tremila. Dopo la tappa a Nairobi, con Spini e Viggiani avrebbe dovuto raggiungere il Sud Sudan per completare l’installazione delle strumentazioni e di alcuni macchinari in una nuova struttura sanitaria, la cui inaugurazione era stata prevista per la fine di marzo.

Maria Pillar Buzzetti: Commercialista bergamasco, 52 anni, tesoriere della onlus Africa Tremila. Dopo la tappa a Nairobi, con Spini e Viggiani avrebbe dovuto raggiungere il Sud Sudan per completare l’installazione delle strumentazioni e di alcuni macchinari in una nuova struttura sanitaria, la cui inaugurazione era stata prevista per la fine di marzo.

Virginia Chimenti: è la vittima più giovane dal momento che aveva 26 anni. Aveva studiato all’Università Bocconi di Milano, laureandosi in Economia internazionale e in seguito aveva affrontato gli studi orientali e africani all’Università internazionale di Londra. Prima di entrare nel World Food Program nel 2017, Virginia aveva anche partecipato a campagne di volontariato della onlus italiana Twins International, che da oltre dieci anni sviluppa progetti per sostenere bambini orfani e nelle baraccopoli in Kenya. Era proprio questa la destinazione, mai raggiunta, dell’ultimo viaggio della cooperante italiana.

Rosemary Mumbi: zambiana con passaporto italiano, lavorava da pochi mesi alla sede della Fao in viale Aventino a Roma.

A far luce sull’incidente che ha visto precipitare un aereo nuovo di zecca e dello stesso modello di quello schiantatosi a ottobre 2018 a Giacarta, provocando la morte di 189 persone, saranno le inchieste e gli accertamenti tecnici.

Resterà per sempre il dolore, l’incredulità e il senso di ingiustizia nei confronti di una tragedia che ha spezzato i sogni di chi aveva fatto dell’altruismo e della solidarietà la propria missione di vita. Sogni che continueranno però a camminare sulle gambe dei tanti volontari che lavorano ogni giorno nell’ombra nei posti più difficili del mondo, mentre da questa parte c’è chi, seduto comodamente davanti al proprio pc, continua a dire “perché non li aiutiamo a casa loro?”.

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