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A otto anni dalla tragedia di Fukushima il disastro nucleare continua

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Esattamente 8 anni fa, l’11 marzo 2011, avveniva l’incidente nucleare di Fukushima, in Giappone, a seguito dello tsunami abbattutosi sulle coste. Ne avevamo scritto in questo articolo commemorandone il quinto anniversario.

Pochi giorni prima di quest’ultimo anniversario funesto è stata Greenpeace ad assumersi la responsabilità di  pubblicare un rapporto dal titolo “Sul fronte dell’incidente nucleare di Fukushima: lavoratori e bambini” che rivela come il governo giapponese stia addirittura ingannando gli esperti delle Nazioni Unite e gli organismi che si occupano di violazioni dei diritti umani.

Una delle prime cose che il rapporto sottolinea è come esistano tutt’oggi alti livelli di radiazioni sia nelle zone interdette sia nelle aree aperte della zona di Fukushima, nonostante tutti i lavori di decontaminazione eseguiti. In più il lavoro dell’associazione documenta quanto siano vaste le violazioni del governo stesso in materia di diritti umani e nell’osservanza delle linee guida internazionali, in particolare per quanto riguarda la protezione di lavoratori e bambini.

Dal report emerge che:

  • I livelli di radiazione nelle aree sono da cinque a oltre cento volte più alti del limite massimo raccomandato a livello internazionale e tali sono destinati a rimanere fino alla fine di questo secolo e oltre;
  • nelle zone interdette i livelli medi di radiazione registrati sono ancora oltre 4 µSv all’ora;
  • in una zona limitrofa, dove sono state revocate le ordinanze di evacuazione, il livello medio di radiazioni riscontrato è di 1,8 µSv all’ora (il termine massimo è fissato dal governo giapponese stesso a 1.23 µSv);
  • lo sfruttamento dei lavoratori nella regione è molto diffuso, vengono spesso rilasciati certificati sanitari falsi e le registrazioni ufficiali non sono affidabili.

Ha affermato infatti Shaun Burnie, esperto sul nucleare di Greenpeace Germania: «Nelle aree in cui operano alcuni di questi addetti alle bonifiche, i livelli di radiazione rilevati sarebbero considerati un’emergenza se fossero registrati all’interno di un impianto nucleare. Questi lavoratori non hanno praticamente ricevuto nessuna formazione sulla tutela da radiazioni. Poco protetti e mal pagati, sono esposti ad alti livelli di radiazioni e se denunciano qual è la situazione rischiano di perdere il posto di lavoro. I relatori speciali delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno assolutamente ragione nel mettere in guardia il governo giapponese su questi rischi e violazioni».

Proprio un mese fa, infatti, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha indirizzato al governo del Giappone una serie di severe raccomandazioni da osservare a Fukushima che, se praticate, potrebbero soddisfare diversi criteri di tutela e migliorare la situazione.

Dichiara infine Kazue Suzuki, di Greenpeace: «Alla radice del disastro nucleare di Fukushima, con le violazioni dei diritti umani che ne conseguono, c’è la pericolosa politica energetica promossa dal governo giapponese». E aggiunge sconfortato: «Quello che la maggioranza dei giapponesi chiede è una transizione verso le fonti rinnovabili. Eppure, il governo sta cercando di riavviare i reattori nucleari e allo stesso tempo aumentare drasticamente il numero di centrali a carbone, il che contribuirà ad alimentare i cambiamenti climatici».

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