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Il ministero dell’Ambiente fa causa a Edison per la discarica di Bussi

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Il ministero dell’Ambiente ha deciso di avviare una causa civile contro Edison per il disastro ambientale di Bussi sul Tirino, in Abruzzo; lo stesso ministro Sergio Costa lo ha definito come “uno dei più gravi eco crimini in Italia”.

La decisione arriva dopo che la Cassazione, il 28 settembre scorso, aveva chiuso il processo penale durato oltre 10 anni sull’inquinamento in Val Pescara nell’ex sito industriale Montedison (oggi Edison). L’esito processuale aveva assolto tutti gli imputati ma erano anche stati definiti due punti incontrovertibili:

  • il disastro ambientale e l’avvelenamento ci sono stati e sono ancora in corso;
  •  sono stati diversi gli imputati responsabili ma non condannabili per effetto della prescrizione.

Prescrizione che però, come afferma l’avvocato dello Stato Cristina Gerardis, non preclude il risarcimento del danno e quindi chi ha inquinato deve ripristinare l’integrità del sito e del suo ecosistema e, laddove non fosse possibile, deve attuare misure compensative nei confronti della popolazione.

La società Edison, dal canto suo, ha fatto sapere che “è a disposizione di tutte le autorità competenti” e conferma il suo impegno per bonificare l’area dell’enorme discarica Tre Monti, facendo però rilevare che la contaminazione della zona era stata iniziata negli anni ’50 da altri attori.

Purtroppo la grande discarica di Bussi è stata scoperta nel 2007, quando il Corpo Forestale dello Stato ha trovato nel terreno oltre 250.000 tonnellate di rifiuti tossici, scarti della lavorazione industriale. Sono stati infatti rilevati veleni come cloroformio, tetracloruro di acetilene, metalli pesanti e idrocarburi, quasi tutti presenti in concentrazioni superiori persino migliaia di volte ai limiti consentiti per legge.

Ma al peggio non c’è mai fine, tanto è vero che l’Istituto Superiore di Sanità ha certificato che, fino al 2007, «la contaminazione ha riguardato anche l’acqua distribuita in un vasto territorio, a circa 700 mila persone, senza controllo e persino a ospedali e scuole», mentre il rischio di contrazione di tumori nell’area di Bussi è stato superiore del 33% rispetto alla media regionale.

Edison ha confermato anche «l’impegno concreto per l’area come da progetto presentato nel 2018 e integrato accogliendo le richieste degli enti competenti», mentre si segnala che le attività legate alle misure di prevenzione sul sito sono state già avviate.

Per quanto riguarda invece la zona industriale insistente sullo stesso sito con le discariche chiamate 2A e 2B, tutto è fermo in attesa della decisione del Tar che è prossima, ma il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, ripete da tempo che sono stati già stanziati 47 milioni di euro per la bonifica delle discariche in questione: sono soldi pubblici, previsti dal fondo per il terremoto dell’Aquila, che ancora non sono stati utilizzati.

Gli abitanti delle zone interessate auspicano che, per questa sciagurata vicenda, si trovi presto la soluzione decisiva per risanare il territorio.

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