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Troppi i bambini sfruttati per l’estrazione di cobalto in Congo

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Ha denunciato Amnesty International che per l’estrazione di cobalto nelle miniere della Repubblica democratica del Congo vengono ancora utilizzati e sfruttati troppo spesso bambini. Non è un problema sconosciuto e da anni le associazioni Ong denunciano questo tremendo fenomeno. Noi, per esempio, ne avevamo già parlato anche in questo articolo.

Il cobalto è uno dei minerali più richiesti dalle grandi industrie elettroniche e oltre la metà della fornitura mondiale di questo particolare minerale metallico proviene da miniere situate nel Paese. Secondo le stime dello stesso governo, il 20% del cobalto esportato proviene da minatori artigianali che operano nella parte meridionale della RdC. Sarebbero infatti tra 110.000 e 150.000 i minatori artigianali impegnati nella regione, e si trovano a competere negli scavi con estrattori industriali di grande importanza e con tanti mezzi.

Tuttavia i “creusers” (come vengono chiamati nel Paese), attuano un lavoro particolare estraendo a mano e utilizzando strumenti basilari per scavare le rocce in profonde gallerie sotterranee.

I bambini, in particolare, scavano a mani nude nelle miniere e sono costretti a trasportare enormi sacchi che pesano dai 20 ai 40 chilogrammi, pesi che deformano le ossa e la colonna vertebrale il cui sviluppo ancora non è completo e viene seriamente compromesso. I bambini lavorano fino a 12 ore al giorno e, secondo quanto ha appurato l’Ong, percepiscono un salario tra i 1.000 e i 2.000 franchi congolesi al giorno, che equivalgono a 1 e 2 euro. Il lavoro non termina con l’estrazione del cobalto e il trasporto dei minerali, ma i piccoli devono ordinare, lavare e frantumare quanto hanno ricavato per poi venire pagati a sacco dagli acquirenti.

Inutile sottolineare che nelle miniere avvengono spesso incidenti perché i tunnel scavati crollano, non hanno supporti di sicurezza e hanno una ventilazione molto scarsa.

Purtroppo i ragazzi che vanno a scuola lavorano dopo le lezioni, durante il fine settimana e durante le festività, ma tanti, troppi ragazzini e soprattutto ragazzine sono costretti ad abbandonare la scuola, poiché le loro famiglie non possono permettersi di pagare le tasse scolastiche. In realtà in RdC il Codice di protezione dei minori del 2009 prevede la gratuità e l’obbligo di educazione scolastica, ma la mancanza di finanziamenti da parte dello Stato costringe le scuole a chiedere un importo mensile alle famiglie, che troppo spesso non può essere corrisposto.

Amnesty International ha formulato un appello per i minori impiegati nelle miniere che è possibile sottoscrivere qui.

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