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Oxfam: l’accordo di due anni fa tra Italia e Libia causa troppe morti

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Oxfam ha pubblicato alcuni giorni fa il rapporto intitolato “Accordo Italia-Libia: scacco ai diritti umani in 4 mosse”, in occasione della ricorrenza dei due anni dalla firma dell’accordo Italia-Libia.

Il report, in collaborazione con la Onlus Borderline Sicilia inizia in questo modo: «La firma dell’Accordo Italia Libia è stato il primo passo con il quale l’Italia, in alcuni casi con l’avallo dell’Unione Europea, ha messo in atto una strategia composta da quattro mosse volta ad aggirare i vincoli del diritto internazionale in tema di salvaguardia della vita in mare. Tale strategia ha portato ad effetti disastrosi sul tasso di mortalità nella rotta del Mediterraneo Centrale e sulle condizioni di vita dei migranti in Libia, senza risolvere, anzi esacerbando, le sfide centrali connesse al fenomeno migratorio».

Nell’analisi, secondo Oxfam la prima mossa sarebbe stata quella di tentare di dare alla Libia e alla sua Guardia Costiera il ruolo di attore centrale delle operazioni nel Mediterraneo centrale; la seconda sarebbe consistita nella modifica dei riferimenti delle missioni navali da Triton e Themis a Frontex; la terza mossa  l’attuazione della politica dei porti chiusi e infine la quarta sarebbe stata la creazione di un nuovo nemico, individuato nelle Ong.

Il documento è accompagnato da testimonianze di sopravvissuti nel corso dei vari salvataggi che sono stati possibili, ma viene specificato come queste mosse abbiano causato un vero scacco ai diritti umani, che ha portato di fatto a una mortalità elevatissima nel Mediterraneo centrale, passata da 1 vittima su 38 arrivi nel 2017 al tragico dato di 1 vittima ogni 14 nel 2018, il che conferma come quella rotta sia diventata la più pericolosa al mondo.

Viene evidenziato come la Libia sia ancora attraversata da conflitti e sia afflitta da corruzione, estorsione e traffici di ogni tipo, compresa la tratta di esseri umani. Come se non bastasse, le persone riportate in Libia dalla Guardia costiera vengono portate in centri ufficiali che diventano luoghi di detenzione, di soprusi e di torture.

Naturalmente nel rapporto non mancano le raccomandazioni da parte dell’Oxfam che dicono esplicitamente: «E’ necessario un cambio di rotta, verso l’attuazione di politiche di aiuto e cooperazione improntate al rispetto dei diritti umani e alla costruzione di un ambiente sicuro, in Libia e in Europa».

Oxfam ha creato, insieme ad altre 50 organizzazioni, anche un appello  con una lettera aperta ai governi, richiedendo «di impedire che i migranti salvati in mare vengano riportati nell’inferno della Libia». Allo stesso tempo, viene fatto appello all’Italia «affinché interrompa la politica dei porti chiusi e al contrario si faccia promotrice a livello europeo di una nuova missione di salvataggio nel Mediterraneo». Infine all’Unione europea viene chiesto «di fare tutti gli sforzi diplomatici possibili, affinché gli stati membri approvino nel Consiglio Europeo la Riforma del trattato di Dublino come votata dal Parlamento Europeo, con la previsione di una redistribuzione automatica dei richiedenti asilo».

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