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UNICEF, UNFPA e UN Women denunciano le mutilazioni genitali femminili

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È stata Unicef, insieme con UN Women e UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), a denunciare nuovamente la violenza delle mutilazioni genitali femminili.

Di questa pratica tremenda sulla pelle delle donne abbiamo parlato diverse volte nel corso degli anni, per esempio in questo articolo oppure in quest’altro.

Nel corso della Giornata internazionale della Tolleranza zero che si celebra ogni anno il 6 febbraio, le tre associazioni unite hanno diramato una nota per ribadire il loro impegno a far sì che sia posta fine a questa barbarie.

Un impegno molto importante perché le MGF (mutilazioni genitali femminili) causano conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di lungo periodo, violando i diritti delle donne alla salute sessuale e riproduttiva, all’integrità fisica, alla non discriminazione e alla libertà da trattamenti crudeli e umilianti.

La stessa Unicef pubblica i numeri di questa aberrante e umiliante pratica cui vengono sottoposte donne e ragazze:

  • Almeno 200 milioni di ragazze e donne vivono oggi nel mondo con le cicatrici di qualche forma di mutilazione genitale subita nel corso della propria vita.
  • Altri 68 milioni di ragazze subiranno MGF di qui al 2030 se non vi sarà una forte accelerazione nell’impegno per porre fine a questa pratica tradizionale.
  • Oltre 20 milioni di donne e ragazze in 7 Stati (Egitto, Sudan, Guinea, Gibuti, Kenia, Yemen e Nigeria) sono state sottoposte a questa pratica per mano di un operatore sanitario.

Ma rende noto anche che, attraverso il programma UNFPA e UNICEF congiunto, si possono annoverare questi successi:

  • dal 2014 al 2017 il numero di MGF praticate su adolescenti tra i 15 e i 19 anni di età è diminuito in 10 dei 17 Stati sostenuti dal programma;
  • dal 2008 al 2017, oltre 34,6 milioni di adulti in 21.000 comunità hanno dichiarato pubblicamente di rigettare le MGF;
  • tra il 2014 e il 2017 circa 3,3 milioni di donne e ragazze hanno avuto accesso a servizi di protezione, prevenzione e cura dalle MGF in 16 Stati (Burkina Faso, Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mali, Mauritania, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan e Uganda).

E non soltanto, poiché 13 Paesi (Burkina Faso, Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Kenya, Mauritania, Nigeria, Senegal e Uganda) dei 17 che beneficiano del programma hanno varato leggi che vietano le MGF. Normative nazionali analoghe sono imminenti in altri 3 Stati.

La stessa nota, firmata dai responsabili delle tre associazioni (Natalia Kanem– Direttore UNFPA, Henrietta Fore– Direttore UNICEF e Phumzile Mlambo-Ngcuka – Direttore UN Women ) spiega che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha inserito tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030 l’eliminazione totale delle MGF.

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