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Banfi all’Unesco: la situazione è grave ma non seria!

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“Ah, ma non è Lercio!”.

E’ una frase che ormai siamo abituati a pronunciare in molti quando la realtà appare più ridicola e grottesca della satira. E’ accaduto di nuovo ieri, con l’annuncio shock da parte del ministro del Lavoro Luigi Di Maio della scelta del comico Lino Banfi come membro della Commissione Unesco per l’Italia.

Una battuta? Una provocazione? Una notizia di Lercio, appunto? Magari! Tutto vero, signori miei.

E se Di Maio si è detto “orgoglioso” di questa decisione, è lo stesso ministro Salvini a rendere la notizia ancora più ridicola con la frase “Jerry Calà, Renato Pozzetto e Umberto Smaila? Apriamo un dibattito. Scherzi a parte, l’Italia è così bella che chiunque può difenderla e valorizzarla”.

E il dibattito, neanche a dirlo, si è aperto immediatamente. E non di certo per la scelta del comico più divertente, ma per l’opportunità di tale scelta. Se è vero che l’Italia è così bella che chiunque può difenderla e valorizzarla, infatti, è altrettanto vero che ci sono le persone e le sedi appropriate per fare ogni cosa. Ed è proprio intorno a questo che la polemica è esplosa immediatamente, affiancata da inevitabili battute sui social, come quella che vorrebbe ora Alvaro Vitali presidente della Repubblica.

“La situazione è grave ma non seria”, avrebbe detto Ennio Flaiano e come dargli torto?

A gettare benzina sul fuoco anche la replica del diretto interessato che, dopo aver commentato in prima battuta “cosa c’entro io con la cultura”, invece di aver il buon senso di rinunciare all’incarico e fare un passo indietro, ha aggiunto “basta con i plurilaureati” e ha ammesso che avrebbe subito iniziato a studiare per capire cosa fa di preciso l’Unesco.

Che bel messaggio per i giovani italiani! In un Paese dove già il possesso di una laurea troppo spesso non fa alcuna differenza, dove i nuovi “dottori” devono accontentarsi di friggere patatine al Mc Donalds e dove le menti più brillanti e ambiziose sono costrette a fare le valigie per cercare fortuna all’estero, ecco che essere plurilaureati diventa quasi una colpa.    

Del resto forse siamo noi gli sciocchi. Noi che abbiamo sprecato anni della nostra vita sui libri, noi che abbiamo viaggiato e imparato più lingue per stare al passo con un mondo sempre più cosmopolita, noi che pensavamo che Lino Banfi fosse uno bravo solo a far ridere (non me personalmente, ma lo sanno tutti che odio le commedie), o al massimo a cucinare bene le orecchiette e a intenerire nel ruolo di nonno.

Proprio quei nonni che ora il comico dice di voler proporre come patrimonio dell’Unesco. Beh sì, mi sembra giusto. E allora perché non proporre come patrimonio dell’umanità anche l’aperitivo del venerdì sera, la colazione a letto della domenica, il “sette e mezzo” con gli amici a Natale e l’oroscopo di Fox, ma solo quando è dalla nostra parte?  

Discorsi troppo snob? Forse. Del resto in un’Italia dove si sta perdendo il senso dello studio e della ricerca scientifica, dove la medicina viene stroncata quotidianamente da chi preferisce curarsi con l’acqua di mare “che almeno non provoca l’autismo”, dove chi meno ha fatto nella sua vita viene premiato perché meno corrotto, allora Lino Banfi all’Unesco è veramente il minore dei mali.

Mi viene in mente la frase “una risata vi seppellirà”, ma in questo caso con un significato un po’ diverso: dopo questa ennesima figuraccia, prendiamo una pala, scaviamo una buca e, dopo esserci fatti l’ultima risata con un “porca puttena”, seppelliamoci…per la vergogna!

Il direttore

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