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Da Scampia a Mondragone: altri nuovi cinquanta sfollati rom

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«Mai abbassare la guardia contro le discriminazioni che subiscono i migranti e i rom in tutta Italia e specialmente a Napoli». Così ha dichiarato, nel corso di un’intervista rilasciata a Il Mattino di Napoli l’avvocato Barbara Pietro, figura di spicco nell’ambito dell’associazionismo del rione Scampia. Proprio da  quest’ultimo diverse persone di etnia rom sono state costrette a migrare verso Mondragone, nella speranza di trovare alloggi di fortuna dove continuare a vivere.

Non è purtroppo un segreto come ormai, costantemente, le comunità rom siano tormentate da ordini di sgombero impartiti dalle istituzioni che, dopo aver distrutto le loro abitazioni, si ritrovano a brancolare nel buio l’attimo dopo, non avendo previsto un alloggio sostitutivo.

Ci si dimentica evidentemente con troppa facilità che spesso si nuoce a famiglie che vivono in quel determinato luogo da molto tempo e che hanno ormai relazioni e rapporti consolidati con la gente del posto e con il territorio stesso. A questo si aggiunga la situazione minorile e, in modo particolare, le difficoltà a cui vanno incontro i ragazzi per frequentare la scuola.

Nel complesso, con un’azione di sgombero che non preveda un piano di ricollocamento da ogni punto di vista, il rischio di marginalizzazione sociale, dispersione scolastica, esasperazione delle tensioni sociali, è altissimo.

Nel caso specifico che fa riferimento al rione Scampia, è importante sottolineare come nel 2017 interi nuclei familiari furono evacuati dalle loro abitazioni a causa di un incendio verificatosi nel campo, per essere alloggiati temporaneamente in un Auditorium. Successivamente, mancando appunto un vero piano di soluzione abitativa, furono costretti a lasciare Napoli.

In questo momento sono complessivamente 50 le persone che hanno assoluta necessità di un posto in cui vivere, provvedere ai bisogni dei figli, cercare un’occupazione.

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