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L’Unocd pubblica un rapporto sulla tratta di esseri umani

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Il nuovo Rapporto mondiale sul traffico di esseri umani, pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unocd) il 7 gennaio scorso, mette in evidenza  che la tratta di esseri umani è diventata un mezzo per finanziare le attività di numerosi gruppi armati.

Il rapporto prende in esame i casi di bambini costretti a combattere nelle guerre soprattutto in Medio Oriente e in Africa Centrale, ma rileva anche la tratta finalizzata all’utilizzo di manodopera per le attività di estrazione mineraria. Basti pensare per esempio alla raccolta del Coltan per la quale vengono utilizzati soprattutto bambini piccoli. Lo stesso rapporto considera però anche lo sfruttamento di donne e ragazze che vengono costrette in schiavitù sessuale, dal momento che spesso vengono rapite e consegnate ai soldati in guerra come vera e propria ricompensa. Del resto è proprio questo che ha vissuto sulla propria pelle l’ambasciatrice dell’Unocd e Premio Nobel per la Pace 2018 Nadia Murad: venduta come schiava a 19 anni con migliaia di altre donne di etnia yazidi, è diventata la prima vittima di tratta ad essere ambasciatrice delle Nazioni Unite.

Sempre lo stesso rapporto conferma che le persone più a rischio appartengono ai gruppi più vulnerabili e in particolare a quelli che fuggono da guerre o persecuzioni etniche e religiose, quindi non meravigli se negli ultimi anni siano stati vittime di tratta i rifugiati siriani e iracheni, afgani e rohingya , etnia di cui abbiamo parlato anche in questo articolo. Naturalmente tutti questi individui diventano facili prede a causa delle condizioni socio-economiche e soprattutto della mancanza di uno stato di diritto.

Ancora, l’Unocd sottolinea come il 70% delle vittime sia costituito da donne e, soprattutto, le bambine costituiscano addirittura il 20% del totale, quota in continuo aumento. Purtroppo, infatti, la principale ragione dei rapimenti è legata allo sfruttamento sessuale. Per quanto riguarda i maschi, invece, l’obiettivo è innanzitutto il lavoro forzato o l’impiego come soldati.

Stando al rapporto il numero delle vittime a livello mondiale ha raggiunto quasi le 25.000 unità e soprattutto, secondo quanto riportato «benché le condanne risultino in aumento, esse sono ancora estremamente basse in rapporto al numero di crimini commessi . La realtà è che i trafficanti non rischiano quasi mai di trovarsi di fronte alla giustizia». Una situazione per la quale sarebbe auspicabile una soluzione in tempi brevi.

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