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6. Romanipè 2.0

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La condizione di stallo e di conflitto identitario che le comunità romanès vivono è sotto gli occhi di tutti. Da una tradizione tribale si passa all’organizzazione politica, per cui, come tutti i passaggi epocali, si vive lo stress e la nevrosi della rottura. E, inevitabilmente nel cambiamento, si chiama in causa il modello degli interventi realizzati che hanno condizionato sia l’incontro e il dialogo, sia la consapevolezza di essere rom ed essere una minoranza inserita in un contesto sociale definito. La causa romanì è una questione di ordine culturale ed è necessario uscire dalla logica etnocentrica e pensare in termini interculturali. Si tratta di un processo culturale e politico che necessita di elaborare una visione strategica fondata su concetti e metodi definiti che portino a un cambiamento rispetto al passato e al passaggio dalla mediazione alla partecipazione attiva.

Per superare il conflitto identitario, e poter avviare un processo formativo culturale e politico, le comunità romanès devono elaborare una nuova romanipè, processo di partecipazione attiva e consapevole dei soggetti e delle comunità alle sfide del terzo millennio. Una nuova romanipè per andare  verso un futuro senza negare quanto di valido c’è nella tradizione, sulla consapevolezza di vivere all’interno di una cultura che non è statica e immutabile. Una romanipè 2.0 fondata sul concetto di legalità come cultura dei diritti esigibili sviluppata sul modello di partecipazione attiva, specifica e non esclusiva, nella dimensione dell’emancipazione collettiva. In questo processo di valorizzazione dell’identità culturale e di elaborazione di futuro, le comunità romanès si fanno popolazione romanì e cercano una connessione con l’altro nella dimensione storica, sociale e culturale.

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