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4. La politica e la popolazione romanì

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Le continue tensioni che si sono susseguite nella storia hanno deteriorato a tal punto i rapporti che oggi le comunità romanès sono spesso trattate dalla politica come un problema da allontanare, da relegare nell’estrema periferia delle città. Sono i campi nomadi, infatti, il simbolo moderno dei rom. Monumenti moderni all’emarginazione che le amministrazioni comunali, senza distinzione di colore politico, hanno creato senza darsi l’opportunità di cercare una diversa soluzione: Le politiche per la popolazione romanì ormai presentano una persistente ignoranza che si evidenzia nella definizione stessa dei rom (zingari, nomadi, campo nomadi, ecc.), negli strumenti normativi utilizzati e nella mancanza di una partecipazione attiva dei diretti interessati visti comunque come soggetti da assistere.

La tematica rom, però, non può limitarsi alla questione dei campi nomadi. Studi scientifici e documenti politici indicano, infatti, che più della metà della popolazione romanì in Italia è composta da cittadini italiani, storicamente residenti. Solo meno del  20% vive nei campi nomadi e, quando le condizioni lo permettono, cerca di uscire da questa situazione di disagio e marginalità. Il problema è che anche la restante parte della popolazione romanì  (80%), pur non avendo mai sperimentato i campi nomadi e vivendo in condizioni e problematiche sociali simili al resto della cittadinanza, si trova al centro dell’attenzione pubblica in occasione di accadimenti che sono fonte di strumentalizzazioni politiche e atteggiamenti razzisti basati sul pregiudizio. Nella realtà dei fatti, la grande maggioranza della popolazione romanì è parte integrante del panorama sociale e culturale locale con storie di relazioni profonde e intense che hanno influenzato lo sviluppo lavorativo, economico e cultura ledi tante aree del nostro Paese.

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