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La cultura romanì: una cultura vissuta, non recitata

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Oggi vi proponiamo un prezioso contributo gentilmente offerto da Nazareno Guarnieri, presidente della FRI – Fondazione Romanì Italia su temi di grande interesse storico, artistico e sociale legati alla cultura rom e, in generale, alle minoranze.

“L’immagine dello zingaro – Nella cultura europea da Leonardo a Picasso” è il titolo di una inedita ricerca realizzata da Bruno Morelli, in cui l’artista rom, affidandosi alla pura intuizione sorretta da una profonda dose di motivazione, penetra un mondo colmo di scoperte, e racconta le rappresentazioni “nella pittura europea da Leonardo a Picasso”, verso un soggetto pittorico (minoranza romanì) in maniera originale ed affascinante da esercitare un irresistibile invito a sperimentare fin dove originasse il fenomeno.

Altro elemento motivante per l’artista rom è stato quello psicologico, nasce nel momento in cui si vuole dimostrare uno scambio culturale attraverso la sottile mediazione dell’arte, in quanto linguaggio universale per eccellenza, e dimostrare che nelle infinite vene delle strade del mondo scorre la medesima radice, la civiltà. Una ricerca complessa e difficile che l’artista rom Bruno Morelli ha realizzato con successo anche per una “rivendicazione sociale” da una parte, e un senso di “giustizia artistica” dall’altra. Curiosità, fascino e mistero sono state le prime molle a far scattare l’attrazione e quindi l’impegno di artisti e di operatori dell’immagine in genere aprendo la strada a molti altri che hanno interpretato e sviluppato a modo proprio la divulgazione della cultura romanì nell’immaginario collettivo.

Non avendo tradizione scritta ma orale la minoranza romanì non ha esercitato un’influenza in maniera palese su nessuna disciplina accademica ma altri sono stati gli espedienti, come la lingua, le tradizioni, la musica, i costumi e la filosofia di vita che hanno colpito il sentimento e la sensibilità umana quindi generato la fantasia in chi si è avvicinato a tale minoranza. L’immagine della minoranza romanì che lascia la sua presenza attraente e inquietante, nei miti della libertà e della trasgressione si autocertifica nel patrimonio culturale.

Il problema è che quando si parla della minoranza romanì sorge subito un muro, l’indignazione; sembra un tabù il solo nominarla, e se ne parla solo in seno alle devianze sociali, e ancor più si nega l’evidenza dei fatti nel momento in cui si associa la minoranza romanì alla cultura, all’arte. Oltre sei secoli di presenza delle comunità romanès in Europa non poteva lasciare indifferente la società, anch’essa è stata influenzata da un popolo che seppure in minoranza ha saputo sopravvivere da straniero in Paesi altrui dove, minacciato d’estinzione e con travagliato orgoglio si è dimostrato fedele nella sua identità. L’influenza culturale della minoranza romanì si è verificata in maniera silenziosa, latente e affascinante che solo l’arte poteva coglierla ed immortalarla attraverso la creazione artistica, la letteratura, la musica, il teatro ed altro. La cultura romanì ha contaminato tante altre culture ed è stata contaminata dalla culture altre con le quali è stata in contatto e quindi annulla lo stereotipo che le comunità romanès non sono integrabili oppure che non vogliono integrarsi.

Forse non sapendo neanche dell’esistenza di una cultura romanì, patrimonio dell’umanità (ONU), si tende ad ignorare volutamente l’argomento, e quindi sottovalutare quella che è invece una realtà nel contesto italiano ed europeo e che rappresenta un fatto inequivocabile, cioè la prova schiacciante che induce a riconoscere tale minoranza come parte integrante del territorio e pertanto un patrimonio culturale da salvaguardare e da promuovere. In Italia la cultura romanì è stata ignorata a tutti i livelli, a volte recitata, MAI VISSUTA. Il tema rom è una questione di ordine culturale, di una cultura NON recitata, ma vissuta nella quotidianità delle persone e delle comunità, ed è una certezza documentata non solo dai lavori di ricerca di alcuni artisti rom, ma in particolare dalle fallimentari politiche del passato.

L’assenza di una politica per la cultura romanì ha permesso di collocare il tema rom nell’ambito sociale e della sicurezza, dimenticando che fattori d’ordine storici, politici, territoriali, economici, socioculturali e del campo dei comportamenti collettivi generano problemi  che provocano la scomparsa o la marginalizzazione della lingua-cultura romanì ed è indispensabile ed urgente avviare una politica per la lingua-cultura romanì perché esperienze sul campo, in ambito rom ed in altri contesti di minoranza, mettono in evidenza una tendenziale, diffusa corrispondenza tra desertificazione culturale e rischio di devianza sociale.

Occorre “conoscere e riconoscere” il rispetto e l’uso di ogni comunità linguistica, perché è un fattore chiave della convivenza sociale. Attualmente molte minoranze linguistiche rischiano di non sopravvivere e svilupparsi se non sono prese in considerazione in una prospettiva politica e culturale.

(Nazareno Guarnieri)

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