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Il genocidio nazista di rom e sinti deve essere ricordato

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È avvenuta circa due mesi fa, il 5 ottobre, a Lanciano (Chieti) nel Parco delle Memorie, l’inaugurazione del primo monumento in Italia che ricorda il genocidio nazista dei popoli rom e sinti.

Il monumento è in pietra della Majella (la Montagna Madre degli abruzzesi) e raffigura una donna con un bambino fra le braccia, la gonna impigliata nel filo di ferro, che riesce a liberarsi e continuare il viaggio. Accanto una ruota, simbolo del viaggio, del cammino di un popolo. L’opera è stata realizzata da Tonino Santeusanio grazie a una raccolta fondi e da Santino Spinelli, artista e docente universitario, musicista rom e soprattutto ambasciatore della cultura rom nel mondo.

Dal momento però che l’evento è passato molto in sordina sui media nazionali, l’artista Moni Ovadia e il giornalista Pino Nicotri con la subitanea adesione del docente Ariel Toaff (figlio del più celebre Elio Toaff) hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il pieno riconoscimento del genocidio nazista di questi popoli.

In questo appello si ricordano i numeri del genocidio nazista di rom e sinti che va da 500.000 a forse 1,5 milioni se si comprendono le persone massacrate non nei campi di sterminio ma anche gruppi eliminati direttamente in loco. Genocidio che lo stesso Sergio Mattarella ha citato lo scorso 8 aprile nella giornata Internazionale dedicata a quei popoli chiamandola con uno dei suoi nomi e cioè Porrajmos. L’altro nome con cui è conosciuto è Samudaripen. Recita a tale proposito l’appello: «Nomi entrambi ignorati da quasi tutti gli italiani. Eccetto alcuni storici e i parenti delle vittime, noi italiani ignoriamo anche che nel nostro Paese erano numerosi i campi di concentramento, prigionia e deportazione in Germania dei Rom e dei Sinti, colpiti anche loro come gli ebrei dalle famigerate leggi razziali. Si tratta purtroppo di un Olocausto dimenticato».  E in più, si aggiunge, l’inaugurazione del monumento di Lanciano è stata ignorata dai media nonostante un apposito lancio dell’Ansa.

Ma c’è di più, poiché il lungo scritto riporta anche come in Germania sia stato lo Stato a voler fare ammenda con un Memoriale apposito nel centro di Berlino, accanto a quello della Shoah e come sia stata la stessa Angela Merkel a voler accanto a sé per l’inaugurazione il professor Santino Spinelli, persona di cui molti nel nostro Paese ignorano l’esistenza. Nell’appello stesso, infatti, viene richiesta la nomina a senatore a vita del professore che ha avuto ben 26 familiari deportati.

Dobbiamo insomma fare i conti con il nostro passato per poter costruire un presente diverso di fratellanza e un futuro che parli la lingua dell’integrazione.

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