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Il mondo alla rovescia

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Il mondo alla rovescia. Pensate per un attimo a quello che accade il Francia. Il governo applica una tassa ecologica sui carburanti per disincentivare l’uso dei mezzi più inquinanti. Ottimo, potremmo pensare, qualcuno inizia a lavorare concretamente per la tutela dell’ambiente, per combattere il degrado e, in prospettiva, per contrastare i cambiamenti climatici, sempre più devastanti. L’europeista Macron allinea la Francia alle nazioni più sensibili e attive. Applausi e congratulazioni. Invece si scatena l’inferno. Scendono in piazza i giubbetti gialli, i francesi “marginali”, periferici, rurali che percepiscono la nuova tassa come una penalizzazione alla loro libertà di movimento, al loro stile di vita già fortemente compromesso dalla crisi economica. Un colpo in più, ormai intollerabile. La Francia povera, rurale, arretrata si mobilita contro la Francia ricca, urbana, evoluta, responsabile, ecologista.

Cambiamo continente e trasferiamoci al confine sud degli Stati Uniti. Le truppe del Presidente Trump aspettano la carovana dei migranti che aspirano al sogno americano. Ma le sorprese, ancor prima del confine, giungono lungo il tragitto. A Tijuana in Messico la popolazione locale, poverissima, aggredisce i migranti vedendo in loro un ulteriore rischio per le loro condizioni di vita. Manifestazioni di piazza e violenza che la polizia stenta a contenere. I poveri locali contro i poveri migranti, mentre i ricchi americani affilano le armi o, almeno, fanno finta di farlo ad uso dell’elettorato interno.

Che c’è di nuovo? Forse nulla, la storia della Vandea potrebbe insegnare. E, d’altra parte, la disperazione non è mai stata buona consigliera. Tuttavia consentitemi una domanda ingenua: da che parte stare in questi conflitti? Con la popolazione in rivolta in Francia o con il Governo europeista ed ecologista? Con i poveri in cammino o con quelli inchiodati nelle loro misere città di confine? Davvero difficile dirlo. L’istinto e la ragione entrano in conflitto. In realtà è sbagliato chiedersi di chi prendere le parti. La questione, semmai, è provare a comprendere quello che sta succedendo. Provare a capire, appunto, il mondo alla rovescia.

Lo scontro sociale prende forme diverse rispetto al passato. Per lungo tempo siamo stati abituati a posizionamenti ben chiari. Operai contro capitalisti, ricchi contro poveri, ambientalisti contro inquinatori, nord contro sud e via dicendo. Schieramenti netti, nei quali non era difficile una scelta di campo. Oggi il panorama è radicalmente cambiato. La struttura sociale si scompone in forme inedite. Abbiamo bisogno di nuovi canoni interpretativi delle grandi trasformazioni sociali.  Non ci sono schematismi che tengano. E non solo a livello internazionale. Basta pensare a quel che accade a casa nostra, in Italia e in Europa, con i ceti popolari dichiaratamente schierati con i cosiddetti sovranisti e le tradizionali forze progressiste più impegnate sul piano dei diritti civili che su quello della giustizia sociale.

Il mondo alla rovescia? Probabilmente abbiamo perso il bandolo della matassa e, inevitabilmente, ci sentiamo confusi, immersi in uno scenario che facciamo fatica a comprendere. Ma è altrettanto vero che per troppo tempo siamo stati distratti, non abbiamo osservato e studiato quello che accadeva intorno. Per questo sembra rimanere una sola opzione: guardare, ascoltare, sforzarsi di capire prestando grande attenzione, tenendosi ben stretto un sano senso di colpa per quello che troppo a lungo non abbiamo più fatto. Dopo un po’ di silenzio arriveranno anche le parole e l’azione, sperando siano più sagge e consapevoli che nel recente passato.

 

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