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Il bacino del Mediterraneo sconvolto dai cambiamenti climatici

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Un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista Nature Climate Change  ha lanciato l’ennesimo allarme per quanto riguarda i cambiamenti climatici che coinvolgono in modo pesante il Mare Mediterraneo.

Proprio questo bacino è una delle aree più vulnerabili per via delle possibili inondazioni costiere che erodono terreno, per le risorse agricole che potrebbero essere pesantemente colpite, per le malattie veicolate dalle sempre più numerose zanzare e soprattutto per i rischi legati all’accesso all’acqua potabile.

Lo studio rappresenta anche un avvertimento soprattutto per i Paesi del Sud Mediterraneo e per la prima volta valuta a largo raggio le conseguenze per chi vive nel braccio di mare tra Europa e Africa dove, si rileva, la temperatura è già aumentata di 1,4 gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale. In realtà questo significa che in questa regione i cambiamenti climatici progrediscono in modo molto più veloce rispetto al resto del nostro pianeta, poiché finora l’aumento di temperatura globale è stato “soltanto” di 1 grado.

Purtroppo i disastri avvenuti nel nostro Paese alcuni giorni fa hanno dimostrato a che cosa rischiamo di andare incontro se non vengono intraprese nuove soluzioni.

In effetti lo studio riporta: «Anche con un riscaldamento globale limitato a 2 gradi le precipitazioni estive diminuiranno molto probabilmente in modo sensibile. Il calo sarà compreso tra il 10 e il 30 per cento, a seconda delle regioni. Ciò aggraverà i problemi di mancanza di acqua e provocherà un forte calo della produzione agricola, soprattutto nelle aree più meridionali. Gli episodi di siccità, inoltre, dureranno più a lungo. Mentre quelli piovosi, al contrario, diventeranno più rari ma anche più violenti».

I ricercatori hanno evidenziato inoltre ben cinque minacce, legate tra loro, che incombono su quella regione: l’approvvigionamento di acqua potabile, la sicurezza alimentare, i pericoli che corrono gli ecosistemi, la salute e la sicurezza delle infrastrutture.

Purtroppo risulta anche che la situazione diventerà ancora più problematica per l’accaparramento delle terre e soprattutto «gli impatti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura, combinati con la crescita demografica e dunque della domanda, aumenteranno la dipendenza delle nazioni del Sud dalle importazioni».

Ma non basta, poiché gli scienziati indicano che il livello del Mediterraneo è già cresciuto di 60 millimetri ed è una tendenza che aumenterà a causa dello scioglimento dei ghiacci. A peggiorare ancora la situazione si aggiunge una forte acidificazione delle acque che rappresenta un altro grande problema poiché buona parte di CO2 emessa dalle attività umane (industrie, trasporti, produzione di energia) viene assorbita dal mare che però ormai non riesce ad assorbirne ulteriormente.

Infine, il decadimento di quella regione agirà sull’uomo in termini di salute, permettendo il diffondersi di determinate malattie come il virus del Nilo occidentale, della dengue e della chikungunya.

Non potremo dire che non siamo stati avvertiti e che dovremo soprattutto agire a livello globale.

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