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Vecchioni e Guccini cantano un inno alla vita

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“Gli chiesi: ma perché cantiamo? E lui: perché parlare non basta”.

La conversazione, risalente a diversi anni fa, è quella tra il “Professore” Roberto Vecchioni (che pone la domanda) e il “Maestro” Francesco Guccini. Due mostri sacri della musica italiana che di parole e di note ne hanno scritte e cantate un’infinità, ma che hanno ancora molto da raccontare.

E per fortuna il Professore è riuscito nella sua missione quasi impossibile: “cacciare l’orso dalla tana” dopo ben 6 anni di silenzio e farlo tornare a cantare al suo fianco in un duetto finora mai sperimentato prima.

Eh già, perché questi due straordinari cantautori, pur conoscendosi da una vita, e pur stimandosi reciprocamente, finora non avevano mai deliziato i loro estimatori con un brano inciso a due voci. E quando ormai tutto sembrava perduto, con Guccini che aveva appeso la chitarra al chiodo e aveva detto per sempre addio alle scene con un album il cui titolo era già tutto un programma – “L’ultima Thule” – eccoli apparire insieme.

Fortunatamente per chi scrive – e per i migliaia di fan del Maestro – il Professore è riuscito a convincere Guccini a tornare sui suoi passi, ma non ad abbandonare la sua casa di Pavana dove la voce del cantautore è stata incisa. Già li immagino, seduti davanti a un buon bicchiere di vino, mentre il primo svelava in anteprima il contenuto del suo ultimo disco di leopardiana memoria, “L’infinito”, e il secondo ascoltava attento, una dopo l’altra, le tracce di quel progetto musicale. “Lui, tipo Nero Wolfe allargato sulla poltrona, ha sentito un’ora di musica. Intanto io tremavo. Alla fine si è alzato, mi è venuto incontro e mi ha abbracciato”, ha raccontato Vecchioni in occasione della presentazione dell’album.

Ed è così che ha preso forma la canzone “Ti insegnerò a volare (Alex)”, un omaggio ad Alex Zanardi che nel bravo parla, ricorda e spiega come fare per rialzarsi dopo un incidente drammatico come quello che lo ha colpito. “E se non potrò correre e nemmeno camminare, imparerò a volare” cantano Guccini e Vecchioni in un inno alla vita che va assaporata nonostante tutto perché “qui si tratta di vivere, non di arrivare primo, e al diavolo il destino”.

Un brano profondo che ben si sposa con le altre undici tracce di un disco – uscito oggi – davvero particolare. Sì, perché in piena era digitale, il Professore ha fatto una scelta davvero rivoluzionaria: tornare all’analogico, pubblicando il suo progetto discografico solo sotto forma di cd e vinile in edizione limitata, senza piattaforme streaming e download. Una scelta coerente al progetto discografico che rappresenta una narrazione unitaria, “un’unica canzone divisa in 12 momenti”, come ha evidenziato Vecchioni.

Oltre ad Alex Zanardi, si incontrano altri due personaggi nelle tracce del disco che, in pieno stile vecchioniano, lasciano spazio alla riflessione politica e sociale: la mamma di Giulio Regeni, che immagina il figlio dormire nel suo letto, e la guerrigliera curda Ayse uccisa dall’Isis. Spazio anche all’amore, con un intenso brano dedicato alla compagna di una vita, la moglie Daria Colombo, e a una collaborazione con il cantautore Morgan, che Vecchioni considera quasi un figlio.

Un’ultima anteprima: il disco si chiude con il brano “Parola”, un’elegia sulla morte del linguaggio e sul degrado culturale. “I ragazzi di oggi”, ha spiegato Vecchioni, “conoscono e usano solo seicento vocaboli rispetto ai cinquemila di dieci anni fa”.

Cos’altro aggiungere? Che dopo aver ascoltato la canzone con Guccini, non vedo l’ora di acquistare il nuovo album e consiglio anche a voi di fare altrettanto. Sono certa che non ce ne pentiremo.

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