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In Pakistan assolta Asia Bibi, condannata a morte per blasfemia

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AGGIORNAMENTO

Fonti ANSA affermano che è stato rimandato il rilascio di Asia Bibi che, per il momento, rimane chiusa in carcere. L’accordo è stato raggiunto tra il governo e il Patito musulmano sunnita Tlp. Quindi  Asia non potrà neanche uscire dal Paese fino a quando la Corte Suprema non avrà effettuato un riesame definitivo della sua sentenza. Il suo avvocato Saiful MAlook invece sta lasciando il Pakistan perché ha subito numerose minacce di morte.

 

La decisione della Corte Suprema del Pakistan è di quelle storiche: è stata assolta Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. Era rinchiusa in carcere da 3.422 giorni e l’assoluzione, a quanto pare, ha coinciso con la sua liberazione e ora la donna si trova in un luogo sconosciuto.

Asia era stata arrestata nel 2009 nel suo villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjiab dove lavorava nei campi. Le sue compagne di lavoro le avevano chiesto di andare a prendere dell’acqua al pozzo e lei, data l’arsura, aveva preso una sorsata d’acqua. Le altre donne, tutte musulmane, senza indugio l’avevano accusata di aver contaminato l’acqua e lei, calma, aveva ribattuto che «Gesù avrebbe visto la cosa in maniera differente da Maometto». Era stata picchiata e le donne si erano rivolte all’imam che l’aveva denunciata alle autorità.

Processata per blasfemia, era stata condannata a morte l’8 novembre 2010 per impiccagione e la condanna era stata ribadita nel 2014 dall’Alta Corte di Lahore.

Ora invece il verdetto è stato ribaltato ed è stato posto fine al calvario di Asia.

Purtroppo non si placano le contestazioni dei partiti islamici e anzi addirittura dalla vicenda di Asia Bibi era nato un nuovo partito islamista, il Tlp (Tehreek-e-Labaik Pakistan). Il suo leader Muhammad Afzal Qadri, non solo ora ha chiesto le dimissioni del premier pakistano Imran Khan ma ha emesso un “editto” che chiede la condanna a morte dei giudici che hanno pronunciato la sentenza di assoluzione. La risposta di Khan è stata un appello alla Nazione in cui ha chiesto ai cittadini di restare calmi e tenersi lontano dagli estremisti, avvertendo i mullah salafiti: «Non sfidate lo Stato o ci saranno conseguenze estreme».

Naturalmente la figlia e il marito di Asia Bibi sono molto felici della liberazione della donna anche se con ogni probabilità la famiglia – una volta riunita – non potrà continuare a vivere nel Paese.

Un appunto particolarmente importante è stato quello di Omar Waraich, vicedirettore di Amnesty International per l’Asia meridionale: «Siamo di fronte a un verdetto storico e a un’importante vittoria per la tolleranza religiosa. Per quasi otto anni, Asia Bibi, una povera contadina cristiana e madre di cinque figli, ha vissuto in un limbo, rischiando l’esecuzione sulla base di prove infondate. Coloro che in questi anni si sono espressi in suo favore hanno ricevuto minacce di morte o sono stati addirittura uccisi».

Tra l’altro nel mirino del Tlp – che rappresenta i musulmani sunniti – oltre ai cristiani (che rappresentano il 2% dei pakistani), ci sono gli sciiti (circa il 20%), i sufi, gli induisti e i sikh.

È corretto anche ricordare che la legge sulla blasfemia è stata uno dei pilastri dell’islamizzazione forzata condotta dal generale Mohammed Zia, proprio colui che con un colpo di Stato destituì e condannò a morte il primo ministro Zulfikar Ali Bhutto succedendogli come presidente del Paese.

Purtroppo l’architettura giuridica in Pakistan è ancora fondata su quei principi, ma l’assoluzione di Asia Bibi è davvero un primo e felice passo di un cammino nuovo.

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