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Cambiamenti climatici: c’è bisogno di tecnologie ad emissioni negative

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Il nuovo rapporto “Negative Emissions Technologies and Reliable Sequestration” afferma che per raggiungere gli obiettivi economici e climatici prefissati, le NET (tecnologie ad emissioni negative) dovranno svolgere un ruolo importante. Inoltre il rapporto stesso lancia una sorta di iniziativa per far progredire queste tecnologie il più possibile.

«Le NET sono essenziali per compensare le emissioni di anidride carbonica che sarebbero difficili da eliminare, quindi dovrebbero essere considerate una componente importante per la mitigazione dei cambiamenti climatici», spiega Stephen Pacala, professore di ecologia e biologia alla Princeton University, che presiede anche il comitato delle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine.

«La maggior parte degli sforzi per mitigare il clima è volta a ridurre la velocità con cui le persone aggiungono carbonio dai giacimenti di combustibili fossili nell’atmosfera. Ci siamo quindi concentrati su tecnologie che tolgono carbonio all’aria e lo rimettono negli ecosistemi e nella terra. Dovremmo far progredire il prima possibile queste tecnologie», continua Pacala.

Secondo il comitato delle National Academies of Sciences queste nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate per catturare e stoccare in modo sicuro parte delle emissioni totali anche se ciò non servirebbe ad abbassare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi celsius, come previsto dall’accordo di Parigi, con le poche NET che abbiamo a disposizione. Per cui queste tecnologie dovrebbero essere alimentate, ma per farlo è necessario cercare un modo per affrontare i vincoli che limitano la diffusione delle NET come i costi elevati, vincoli territoriali e ambientali.

Ad oggi sono disponibili 4 NET ma dai rapporti emerge che non possono ancora fornire una rimozione di carbonio sufficiente a costi ragionevoli e senza provocare danni come un effetto sulla disponibilità di cibo, in quanto esse andrebbero ad intaccare i territori agricoli, o anche un danno alla biodiversità. Secondo il comitato servirebbero altre due NET per ottenere l’effetto desiderato. Purtroppo però non esiste una forza commerciale che spinga per lo sviluppo di tecnologie di cattura diretta dell’aria quindi lo sviluppo di un’opzione a basso costo richiederà investimenti pubblici.

Le NET non hanno ricevuto adeguati investimenti pubblici nonostante le aspettative che esse potranno ridurre il 30% circa delle emissioni di questo secolo. Lo studio e la futura messa in pratica delle tecnologie a emissioni negative interesserà maggiormente gli USA in quanto la proprietà intellettuale è detenuta da società statunitensi, in secondo luogo perché in futuro gli USA intraprenderanno inevitabilmente maggiori azioni per limitare i cambiamenti climatici, e in ultimo perché gli USA stanno già facendo un grande sforzo per gli investimenti nella ricerca NET.

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