Portale di economia civile e Terzo Settore

Smettere di fumare sarà più semplice con un test

22

Smettere di fumare è spesso un’impresa davvero difficile per chi ha una dipendenza dalla sigaretta. Ma in futuro dire addio a questo nocivo vizio potrebbe essere molto più semplice. Un test sulla saliva o del sangue in grado di cronometrare il metabolismo della nicotina nell’organismo potrebbe aiutare a individuare la strategia più adatta per smettere di fumare.

È quanto emerge dal primo studio italiano sulla correlazione fra la velocità del metabolismo della nicotina e il grado di dipendenza dal fumo, condotto dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa e presentato in occasione del XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia (SIP) a Venezia.

Lo studio, condotto su oltre cento fumatori italiani, evidenzia per la prima volta che gli individui con un metabolismo della nicotina più rapido hanno un minor rischio di dipendenza rispetto ai fumatori con metabolismo più lento, nonostante le abitudini al fumo siano simili.

«Purtroppo smettere di fumare è ancora molto difficile: la maggior parte dei fumatori non riesce a farlo da sé e anche con l’aiuto di trattamenti integrati, dal counseling ai farmaci, tanto che le percentuali di individui ancora in astinenza a 3, 6 e 12 mesi dall’ultima sigaretta sono basse, pari rispettivamente al 32%, 21% e 14%», afferma Stefano Nardini, presidente della SIP. «Nel complesso, il tentativo di smettere di fumare fallisce nell’80% dei casi; a oggi inoltre non esistono indicazioni su quale farmaco sia da considerarsi più efficace, né è chiaro quali fumatori possano trarre maggiori benefici da uno o dall’altro trattamento».

Lo studio della velocità di smaltimento della nicotina attraverso un test sul sangue o sulla saliva potrebbe rivelarsi perciò un metodo relativamente semplice per individuare coloro per i quali è più difficile smettere a causa di una dipendenza più marcata, così da intervenire in maniera più incisiva.

I dati dello studio «andranno confermati e approfonditi, ma sono importanti perché potrebbero indicare strategie più su misura per aiutare chi vuole smettere ad abbandonare il fumo una volta per tutte», aggiunge Laura Carrozzi, coordinatrice della ricerca e associato di Malattie respiratorie all’Università di Pisa.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno perdono la vita oltre 7 milioni di persone per i danni causati dal fumo e di queste circa 890mila vittime sono non fumatori esposti al fumo passivo. Il fumo attivo rappresenta in Italia la principale causa di mortalità prevenibile: le stime parlano di oltre 70mila decessi ogni anno, di cui il 25% riguarda individui di età compresa tra 35 e 65 anni.

 

 

#IOSIAMO: il primo spettacolo teatrale dedicato al volontariato
Il “Santo” Oscar Romero

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...