tomas frulli

Pubblicato il 10 settembre 2018

Tomas Fulli: la storia di un operatore sociale e mediatore culturale

Qualcuno avrà sentito parlare di lui a fine giugno, quando si è accesa la polemica sulle dichiarazioni del ministro degli Interni: “Secondo Salvini, rom e sinti non sono degni di essere italiani. Per questo vuole fare un censimento: ma censire su base etnica è anticostituzionale”.

Ci riferiamo a Tomas Fulli, 43 anni, bolognese della comunità sinta. In quell’occasione rilasciò dichiarazioni molto dure sottolineando, tra l’altro, che gran parte della politica, a partire dal ministro Salvini, “ignora molte cose, tra cui il fatto che rom e sinti sono italiani: non ci conosce, non conosce la nostra realtà. (…) Vuole censire solo noi per marchiarci. Sostiene che tutti i rom e i sinti delinquono: naturalmente non è così. Come in ogni popolazione, c’è chi agisce bene e chi agisce male: la giustizia esiste per questo. Non siamo tutti uguali, io non metto la mano sul fuoco per garantire l’onestà di tutto il mio popolo, ma non la metterei nemmeno per i bolognesi o gli italiani. Rispondo per me, che ho sempre agito onestamente”.

Per combattere questi pregiudizi da anni è impegnato per far conoscere il mondo sinti e rom a partire dalle scuole bolognesi, collaborando con alcune cooperative sociali.

Ma la notizia di questi giorni – rilanciata da BolognaToday e da Redattore Sociale – è che Tomas Fulli è stato assunto a tempo determinato dalla cooperativa Open Group come operatore sociale e mediatore culturale. Un percorso durato tre anni, a partire dalla redazione di Flashgiovani, per proseguire con i servizi per Radio Città del Capo; e poi i laboratori nelle scuole, la festa zigana, gli interventi in Università per spiegare che rom e sinti “non sono solo quelli che rubano e chiedono l’elemosina, non sono solo quelli sporchi che fanno il luna park”.

Ora l’attende un ruolo ufficiale, al fianco dei funzionari del Comune di Bologna, per facilitare il dialogo con le comunità sinti e rom. “Avrò il compito di presentarci, spiegando che non c’è nulla da temere. Noi saremo lì per aiutarli, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti burocratici. Li aiuteremo nella compilazione dell’Isee, per esempio, ma saremo disponibili ad ascoltare tutte le loro esigenze. Saremo anche impegnati contro la dispersione scolastica: studiare è molto importante, è il primo step per realizzare i propri sogni”.

Anche in questa occasione Fulli torna a sottolineare come la conoscenza sia il fondamento del rispetto reciproco. “Nelle scuole, in radio, negli incontri abbiamo sempre parlato molto anche del Porajmos, lo sterminio del nostro popolo per mano nazista durante la Seconda Guerra Mondiale: non è solo un tragico capitolo della nostra storia, ma della storia d’Italia, considerati i campi d’internamento presenti nel nostro Paese. Ma non ci siamo occupati solo di fatti drammatici: per esempio, non abbiamo trascurato il capitolo cibo, che mette sempre d’accordo tutti”. Conoscenza e rispetto sono le precondizioni per qualsiasi politica di inclusione. Solo così i bambini rom e sinti possono trovare la forza per raccontare le proprie storie: “Prima si nascondevano, si vergognavano, non volevano essere chiamati ‘zingari’. Dopo i nostri interventi, hanno trovato il coraggio di presentarsi per quello che erano”.

In definitiva, la vicenda di Tomas Fulli insegna che “volere è potere. È questo il messaggio che voglio lanciare: possiamo diventare qualsiasi cosa, l’importante è impegnarsi per raggiungere il nostro obiettivo”.

 

 

 

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Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

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