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Le mani dei braccianti patrimonio immateriale dell’Umanità

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È stata lanciata nei giorni scorsi da VàZapp’ di Foggia sul sito Change una petizione particolare e, in qualche modo, provocatoria.

Il focus della petizione, diretta a Franco Bernabè, Giuseppe Conte, Alberto Bonisoli, Audrey Azoulay, è: Vogliamo le mani dei braccianti patrimonio immateriale dell’Umanità.

Della realtà  di VàZapp’  avevamo parlato in un nostro articolo tempo fa, ma, nelle scorse settimane, si sono accesi i riflettori proprio sul settore agricolo della provincia di Foggia dove sono avvenuti diversi incidenti sul lavoro dei campi.

A inizio agosto sono stati 4 i braccianti agricoli, provenienti dal Gambia e dalla Guinea Bissau, a perdere la vita in un incidente di un mezzo  fatiscente che li portava al lavoro, che si è scontrato – nei pressi di Castelluccio dei Sauri –  con un autotreno che invece trasportava pomodori.

Dopo soli due giorni da questa tragedia, se ne è verificata un’altra, ancora più tremenda ma con  dinamiche molto simili, in cui hanno perso la vita ben 12 persone nel territorio di Lesina, sempre nel foggiano.

Il giorno 8 agosto, infatti, si è svolta la marcia dei berretti rossi diretta a Foggia da San Severo. Una marcia composta e dignitosa, i cui partecipanti hanno indossato proprio quei berretti rossi, simbolo del lavoro nei campi sotto il sole cocente, a tutte le ore e senza tregua, raccogliendo  pomodori con una paga a cottimo di un euro al quintale. Berretti intrisi di sudore, di fatica e spesso di disperazione.

Recita la petizione: «L’Italia è un popolo di poeti, navigatori, santi, contadini e braccianti: la terra per eccellenza del cibo buono e bello. Come sono belle le mani di chi raccoglie, di chi accarezza, di chi zappa e di chi feconda la terra. Sono mani dove è scritto un sapere antico, che si tramanda da generazioni, mani che hanno maturato un’esperienza che è diventata sapienza. Mani segnate dal vento, dall’acqua e dal freddo, mani impastate di terra e di sole. Le mani sono il simbolo del lavoro nei campi. La mano di un contadino e di un bracciante la riconosci subito: è imperfetta, piena di calli ed è indurita dalla fatica. Dietro quelle mani ci sono storie che hanno visto mondi vicini e lontani, storie di vita che hanno bisogno di dignità».

E ancora: «L’Italia può scegliere di combattere il male con la bellezza, con gesti di attenzione a chi domani, per amore della propria terra, della propria famiglia e del proprio lavoro, si alzerà presto per continuare a produrre e a raccogliere il cibo che, ancora una volta, ritroveremo sulle nostre tavole».

Per firmare la petizione è possibile cliccare qui

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