asia argento

Pubblicato il 28 agosto 2018

Asia Argento, #MeToo e la violenza di genere

La vicenda è nota. Asia Argento, protagonista della prima denuncia contro il produttore cinematografico Harvey Weinstein, è oggi alla prese con le rivelazioni di Jimmy Bennett che l’accusa di aver subìto violenze sessuali quando era ancora minorenne e con le dichiarazioni del suo ex amico Jeff Leach che racconta di aver ricevuto video e foto in cui l’attrice compariva nuda o comunque in atteggiamenti provocanti. In poche parole l’eroina di #MeeToo, improvvisamente, passa da vittima a carnefice. Le vicende richiamate sono tutt’altro che chiare: strani presunti “risarcimenti” spacciati per atti di generosità, avvocati intraprendenti, denunce largamente tardive, rivelazioni equivoche, tempi sospetti.

Che conclusioni trarre da questa imbarazzante vicenda? Tutto sembra concorrere a delegittimare Asia Argento. Eppure anche questo esito sembra francamente inaccettabile. Nel caso Weinstein la testimonianza dell’attrice italiana è stata purtroppo confermata dalle denunce di altre decine di donne. Weinstein sembra essere davvero un molestatore seriale che ha largamente abusato della sua posizione dominante per ottenere prestazioni sessuali da giovani donne. Quindi, onore ad Asia Argento per aver dato il via a questo processo di denuncia del malcostume che ha condizionato la vita e le carriere di tante artiste di Hollywood.

Per il resto? Troppo presto per esprimere giudizi attendibili. In ogni caso, con buona approssimazione, si può affermare che lo show business rappresenta un mondo a sé, caratterizzato da provocazioni, eccessi, comportamenti irrituali. A queste categorie si possono ascrivere anche alcuni atteggiamenti dell’attrice italiana. Per altro verso non ci sarebbe da meravigliarsi se nel corso del tempo si dovessero scoprire equivoci collegamenti tra vicende apparentemente diverse. Tempi e modalità degli scoop giornalistici, ad esempio, lasciano perplessi. E chissà che non emergano anche altri imprevedibili nessi.

Forse, tuttavia, è possibile trarre una prima conclusione. La violenza sessuale nei confronti delle donne è un tema troppo serio per poter essere affidato alle dinamiche hollywoodiane. Non se ne abbiano a male le protagoniste di #MeToo. Le molestie di cui sono state vittime meritano di essere condannate senza appello e il loro contributo è stato prezioso per sensibilizzare l’opinione pubblica. Ma il loro mondo è troppo particolare, “estremo”, per poter rappresentare l’intero universo femminile. La battaglia contro la violenza di genere riguarda migliaia e migliaia di donne, delle più diverse condizioni sociali; chiama in causa migliaia e migliaia di uomini, incapaci di amore, privi di rispetto, senza un progetto di vita per sé e per la coppia. Questioni diffuse e profonde, irriducibili al mondo dello spettacolo, alle sue dinamiche e alle sue peculiarità.

Per questa semplice ragione né Asia Argento né alcun’altra attrice può assurgere a simbolo della lotta contro la violenza di genere. I simboli, per loro natura, devono avere un valore universale. Le protagoniste di Hollywood fanno parte di una nicchia tanto “visibile” quanto limitata nei numeri ed elitaria nello stile di vita. Allora, a noi tutti sono richieste meno pruriginosa curiosità per le vicende dello star system e più dedizione a una lotta di lunga lena per affermare pieno rispetto verso le donne e per tornare a riflettere sul senso profondo delle relazioni d’amore.

 

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Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

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