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Nuova epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

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Nella Repubblica Democratica del Congo è sorta una nuova emergenza Ebola nelle regioni del Nord Kivu e dell’Ituri.

A fine luglio l’OMS aveva dichiarato conclusa l’epidemia iniziata nel mese di aprile – ne avevamo dato conto in questo articolo – ma una nuova epidemia si è sviluppata nei primi giorni di agosto.

Si tratta però di un nuovo ceppo del virus e precisamente lo Zaire ebolavirus, quello con il più alto tasso di mortalità. Dunque non è affatto legata all’epidemia precedente ed è addirittura la decima epidemia del virus che colpisce il Paese.

Il ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo ha informato che diverse persone sono già morte a causa del virus, mentre gli onnipresenti Medici Senza Frontiere, sempre in prima linea nelle emergenze, hanno aperto un Centro di trattamento Ebola a Mangina, piccola cittadina considerata epicentro della nuova epidemia. Tutti i pazienti sono stati trasferiti in data 14 agosto nelle dodici tende del Centro e vi sono ricoverati 37 pazienti: per 31 di loro i test hanno confermato il contagio, mentre gli altri sono al momento casi sospetti.

Purtroppo tra i ricoverati, afferma Gwenola Seroux, la coordinatrice delle emergenze MSF «ci sono diversi colleghi che lavorano nel sistema sanitario congolese della regione. Sono stati i primi a rispondere all’epidemia e alcuni di loro sono stati esposti al virus».

Naturalmente MSF sta fornendo supporto alle infrastrutture sanitarie locali e, nella provincia di Ituri situata al confine del Nord Kivu, un’equipe lavora direttamente sulla strada che collega Mombasa a Makeke, per allestire unità di isolamento e soprattutto di sorveglianza epidemiologica.

Il ministero della Salute congolese sta effettuando un programma di vaccinazioni, con il supporto dell’OMS.

Purtroppo la regione del Nord Kivu è un’area tra le più instabili della Repubblica Democratica del Congo: i conflitti in corso e pesanti interventi militari hanno provocato un alto numero di sfollati peggiorando, se possibile, l’accesso alle eventuali cure mediche. Pare sin troppo ovvio che questi aspetti avranno forti ripercussioni sulla risposta umanitaria verso la nuova epidemia, ma i medici non demordono.

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