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Saviano e il dovere di tutti: reagire

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Sono da sempre una lettrice vorace, molto selettiva ma vorace, eppure non mi aspetto dagli scrittori la semplice pubblicazione di bellissimi libri in serie. Ne ho letti troppi per non essermi accorta, qua e là, che quasi sempre nei loro testi gli scrittori, gli scrittori veri intendo, anticipavano il futuro, comprese le disgrazie, per essere ahimè trattati come un esercito di Cassandre.

Sebbene in ogni momento della storia lo abbiano dimostrato, noi non abbiamo imparato a fidarci della loro naturale preveggenza oppure, a posteriori, li abbiamo considerati dei geni. Da vivi erano surreali, esagerati, catastrofici. Ora sono morti e non facciamo che stupirci della chiara lettura dei tempi, li citiamo, ci stupiamo e incolpiamo le generazioni precedenti per non averli ascoltati.

Peccato però che oggi le cose funzionino più o meno alla stessa maniera. Come ormai molti di voi sapranno, Roberto Saviano – scrittore e personaggio pubblico – ha lanciato un appello dalle pagine di Repubblica rivolgendosi più o meno a tutti. Ha scritto: «Perché vi nascondete? Scrittori e medici, attori e youtuber: tutte le persone pubbliche, chiunque abbia la possibilità di parlare a una comunità deve sentire il dovere di prendere posizione. Non abbiamo scelta. Oggi tacere significa dire: quello che sta accadendo in questo Paese mi sta bene».

Alla lettera, lunga ma ben argomentata, diversi personaggi pubblici hanno risposto e ciascuno alla propria maniera. Qualcuno spiega di rispondere alle malefatte di questo governo attraverso azioni concrete e precisamente da una delle tante navi che trasportano folle di migranti disperate, altri di occuparsi di questo problema direttamente nelle aule scolastiche, altri ancora concordano ma contestano i suoi modi.

Che poi sono modi diretti, colloquiali, semplici. Non ci vedo arroganza, tracotanza, violenza. Incredulità, quella sì, per un atteggiamento più che passivo da parte di tutta l’opinione pubblica. E percepisco tra le righe la solitudine di chi – umanissima pretesa – non vorrebbe esser più solo.

Saviano attribuisce principalmente le ragioni di questo silenzio al timore da parte dei personaggi pubblici di perdere lettori, follower, insomma consensi.

A mio modesto avviso il punto fondamentale non è questo: noi siamo orribilmente abituati alle pessime prove di sé che questo governo dà tutti i giorni. La nostra somiglia a una sorta di assuefazione benzodiazepinica alla tragedia, alla disumanità, al sopruso, all’abbattimento di ogni diritto e principio democratico.

Perché la maggioranza di noi ha accettato in maniera quasi naturale qualcosa come il “censimento dei rom” che, a partire dalla definizione, è assolutamente imbarazzante? Di più: è spaventoso. Soprattutto se si confessa di non avere la memoria così corta, e allora non possono che venire alla mente gli orrori di una storia neanche così lontana.

E che dire di una dichiarazione come: «Bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato».  O: «Quando saremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città. La nostra sarà una pulizia etnica controllata e finanziata, la stessa che stanno subendo gli italiani, oppressi dai clandestini».

Certo, parlo di Matteo Salvini, l’attuale ministro degli Interni, quello che querela Saviano per avergli dato del “buffone” con tanto di carta intestata del Ministero. Qualcuno dirà che sarebbe compito della sinistra reagire a tutto questo, a mio avviso dovrebbe essere responsabilità di tutti e forse persino di chi l’ha votato. In un Paese normale, ovvio.

Sì, è vero, Salvini è stato democraticamente eletto dal 17% dagli aventi diritto al voto. Si tratta di un fatto che va rispettato ma, dal momento che ha ottenuto numerosi consensi anche a Sud e nel Centro-Sud, mi sconforta, e parecchio, la memoria corta di certi italiani a cui è evidentemente bastato che la Lega eliminasse la parola Nord dal suo simbolo, stemperasse la retorica contro un Sud inefficiente e sfaccendato, dimenticasse deliri sull’esistenza di una fantomatica Padania e addirittura si precipitasse a Pontida sventolando bandiere verdi.

Saviano ha la caratteristica di scrivere, talvolta, in maniera irruente e come un fiume in piena e quello che in molti definiscono un difetto è in realtà un pregio. Non si tratta neanche di stabilire se piaccia o meno Saviano come scrittore – io gli preferisco altri ad esempio – ma se ha ragione, semplicemente ha ragione. Si è accorto prima di altri che la nostra assuefazione alle ingiustizie ha raggiunto livelli intollerabili e teme – non sbagliando – che a questo punto potremmo accettare con naturalezza le più turpi, odiose nefandezze. A osservare la realtà è impossibile dare torto a Saviano, soprattutto quando parla di un governo dall’atteggiamento autoritario. Ed è vero in questo caso: il silenzio è una maledizione, il silenzio uccide. Lo ricordino in maniera particolare coloro che, come me, non hanno votato Lega. Ma lo ricordino tutti, perché la storia ci ha insegnato che occorrono decenni e decenni per la conquista di un solo diritto e meno di un giorno per cancellarlo.

Reagire significa andare incontro a critiche, querele, sberleffi? Sempre meglio di un silenzio complice che permette ai furbi e ai prepotenti di ridurci a meri burattini di un patetico teatrino.

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