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Sgomberi: pugno di ferro del ministro Salvini

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Prima lo stop agli sgomberi da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, poi la decisione di procedere con lo smantellamento di uno dei campi rom di Roma, ora l’annuncio del ministro Matteo Salvini sull’accelerazione nel ripristino della legalità in tutti i casi di occupazione abusiva.

E’ un tema molto complesso e che divide quello dei campi rom e delle occupazioni abusive di proprietà pubbliche e case popolari. A distanza di una settimana dallo sgombero del Camping River, che ha visto circa 200 rom costretti ad abbandonare i propri container, il tema è ancora bollente.

Il braccio di ferro tra l’amministrazione comunale del sindaco Raggi e gli abitanti dell’accampamento di via della Tenuta Piccirilli è andato avanti per mesi, ma alla fine l’accordo non è stato trovato e il pugno di ferro delle istituzioni ha avuto la meglio, giustificato da ragioni di carattere igienico-sanitarie.

Nonostante la promessa di un contributo economico per affittare una casa, per avviare una start up o per tornare nel proprio Paese d’origine, in pochi hanno accettato di lasciare i container. Così il Comune ha deciso di procedere con la demolizione di parte dei moduli abitativi e lo scorso 19 luglio ad ogni famiglia dell’insediamento è stata notificata l’Ordinanza sindacale del 13 luglio 2018, che imponeva agli occupanti di lasciare l’area.

Intanto la Corte europea, interpellata da alcuni residenti, si era espressa contro lo sgombero coatto, ma ha dovuto fare un passo indietro proprio per via del carattere di urgenza dell’ordinanza legata a motivi di carattere sanitario.

Intanto il ministro Salvini ha annunciato un’accelerazione sugli sgomberi degli alloggi occupati che, stando a Federcasa, sarebbero circa 48 mila in tutta Italia. Anche se l’iter è molto complesso, soprattutto in presenza di famiglie con bambini, anche per via della circolare scritta ai prefetti dall’allora ministro Minniti che li obbliga a dare il via libera allo sgombero solo se prima a tutti gli occupanti, in particolare minori e donne, viene trovata una valida alternativa.

Ma sembra che l’esponente della Lega abbia deciso di ovviare al problema aggiungendo un “ove possibile”, che in qualche modo giustifica le amministrazioni comunali a procedere agli sgomberi anche qualora non tutti avessero trovato una soluzione. Una decisione che contrasta con le dichiarazioni del sindaco Raggi che ha evidenziato: «Dobbiamo evitare uno sgombero senza che ci sia una alternativa abitativa. Piuttosto meglio aspettare».

Ma il problema è davvero enorme se si considera che, ai numeri altissimi, vanno aggiunte le difficoltà dei singoli casi e la ritrosia dei rom, in alcuni contesti, ad abbandonare le attuali abitazioni. Allo stesso tempo va presa in seria considerazione anche l’alternativa offerta. Eliminare un campo nomadi o sgomberare un intero stabile occupato e poi creare un “ghetto” in città può avere forti ripercussioni anche sulla popolazione già presente e creare, automaticamente, degli scontri che potrebbero accrescere l’odio razziale già particolarmente avvertito in alcuni contesti, sia contro i rom che contro gli stranieri.

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