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“La felicità del cactus” di Sarah Haywood

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Quanti di voi sotto l’ombrellone hanno un libro da leggere? Sono convinta che siate in tanti anche perché l’estate è la migliore stagione per leggere indisturbati un buon libro.

Ed è per questo che sono qui a consigliarvi questo primo romanzo di Sarah Haywood, acclamato in Inghilterra come uno degli esordi più attesi dell’anno, dal titolo La felicità del cactus (Feltrinelli, 2018).

Susan Green, la protagonista, “è una donna a cui non piacciono le sorprese. Né le emozioni. Né le persone. Quello che piace a Susan Green è avere tutto sotto controllo e occuparsi  della sua collezione di cactus, che stanno zitti e hanno poche pretese».

Vi troverete, infatti, di fronte a un personaggio con una caratterialità veramente unica e particolare, una donna autonoma sia dal punto di vista emotivo che economico, con la “corazza di ferro” (come si definisce) e con un controllo totale sulla sua vita educata e civile che, non vi nascondo, all’inizio della lettura potrebbe risultare irritante ma che, continuando a sfogliare le pagine, mostra stralci di fragilità che la rendono più simpatica e “umana”.

Credo che ognuno di noi possa rispecchiarsi in questa donna, nei suoi timori e nelle sue paure, e possa comprendere quanto sia difficile lasciarsi andare – veramente – al cambiamento quando si è stati vittime di qualche male o cattiva esperienza.

Susan ha un modo tutto suo di affrontare la vita: lei adora l’efficienza e la pianificazione, l’ordine e soprattutto il controllo! Non sopporta il contatto con le persone per evitare coinvolgimenti emotivi. Vive in un appartamento di Londra che le si adatta perfettamente e ha un lavoro che soddisfa la sua passione per la logica e un rapporto (sentimentale?) del tutto civile e congeniale che le garantisce adeguati stimoli culturali, e non solo, senza ricorrere a inutili sdolcinatezze. Ma guai ad andare oltre: Susan si irrigidisce e punge come le spine dei suoi cactus. Ma come le spiega Rob, amico del fratello Edward che progetta giardini, “i cactus hanno sviluppato le spine al posto delle foglie per ridurre la superficie attraverso cui fuoriesce l’acqua, senza rinunciare a fare ombra al corpo centrare della pianta. Molti pensano che le spine servano a tenere lontani i predatori, ma si sbagliano”. 

Susan gli assomiglia, nella loro efficienza, non nella volontà di pungere. Si perché Susan è così fragile – sebbene non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura – che per lei sarebbe impossibile fare del male volontariamente, specie per quello che ha subito. E passo dopo passo Susan farà i conti con le sue fragilità, ci racconterà del suo passato, ma molte cose – sconvolgenti – le scoprirà nel corso della narrazione e affrontarle non sarà facile. La morte della madre, la sua inattesa gravidanza e un vecchio segreto svelato metteranno anche in discussione le sue certezze perché a un certo punto tutto il mondo le sembra impazzito, sia dentro che fuori di lei: suo fratello Edward, che non ha mai combinato niente nella vita, finisce per ereditare quasi tutti i beni di famiglia; il suo amico Rob comincia ad avere un interesse per lei “incomprensibile”; e la creatura che porta in grembo destabilizza i suoi piani perché “aveva stabilito che nella sua vita non ci sarebbe stato spazio per un marito e dei figli”.

Ma proprio quando Susan inizierà a capire di non poter fare tutto da sola, non solo si renderà conto che la vita che si era organizzata sta cambiando ma che sta ricevendo aiuto dalle persone più impreviste e, l’inflessibile femminista di ferro, la donna fredda, combattiva e spinosa comincerà ad ammettere “che anche lei può provare sentimenti così irrazionali, sentimenti che spazzano via la corazza e ti lasciano lì nuda e vulnerabile”. 

Sarah Haywood ha saputo rappresentare l’evoluzione di questo personaggio in modo semplice ma soprattutto credibile, senza fare sconti, rendendo il lettore partecipe della storia e lasciandogli spazio per confrontarsi con le proprie emozioni e riflettere sulla propria identità, su chi si è veramente e se ci conosciamo a fondo:”All’improvviso il mondo mi sembra più grande e pieno di suoni e colori, molto più di quanto lo fosse appena pochi giorni fa. Ancora non sono certa di aver capito chi sono in relazione a questo mondo nuovo, ma va bene così”.

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