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I rifugiati politici del Sudan sgomberati a Roma attendono una soluzione

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Il 5 luglio scorso a Roma è stato effettuato lo sgombero di una palazzina in via Scorticabove, dove vivevano da oltre 10 anni rifugiati originari del Darfur nell’Ovest del Sudan. A loro era stato riconosciuto lo status di rifugiati, trattandosi di un centinaio di perseguitati sudanesi, pertanto sono regolarmente presenti nel nostro Paese.

Alcuni giorni fa una delegazione di questi rifugiati ha presentato all’assessore Laura Baldassarre una proposta per l’assegnazione di un bene pubblico, dal momento che i sudanesi rifugiati vivono in strada e non desiderano andare via né tantomeno possono tornare in Sudan.

In collaborazione con Usb hanno presentato una proposta, dichiarando: «Nell’incontro del 23 luglio abbiamo dimostrato all’assessora Baldassarre che vi è la possibilità di adottare una soluzione che mantenga unita la nostra comunità, preservando l’importante lavoro sociale da noi svolto in questi anni. Si tratta di una proposta che potrebbe vedere l’assegnazione alla nostra comunità di un bene pubblico inutilizzato, per avviare una sperimentazione di rigenerazione urbana e di co-hounsing». Proposta che è stata corredata dalla normativa di riferimento (legge regionale n. 7/2017 sulla rigenerazione urbana), da valutazioni sulla sostenibilità finanziaria, dalla richiesta di effettuare un appello ai diversi municipi cittadini per la ricerca e/o disponibilità di beni pubblici dismessi esistenti.

Spiegano anche i rifugiati: «L’assessora si è dimostrata ben propensa a vagliare la proposta di assegnazione di un bene da noi effettuata, rimandando tuttavia la possibilità di avviare una co-progettazione sul co-housing a una richiesta di parere da parte dell’Avvocatura di Stato. Questione che ci preoccupa rispetto ai tempi di rilascio del suddetto parere, constatando inoltre che la normativa regionale di riferimento non pone limiti rispetto alla possibilità di una co-progettazione, che rientra tra gli strumenti giuridici di cui un’amministrazione può e deve servirsi».

Da parte sua, l’assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale fa sapere che il tavolo delle trattative – con la diretta partecipazione di Arci, A Buon Diritto, Usb e altri – con la comunità sudanese resta aperto, rispondendo: «Nell’immediato abbiamo ribadito la disponibilità ad accogliere le persone sfrattate presso le strutture alloggiative di Roma Capitale. Nel frattempo possiamo mettere a disposizione, oltre allo spazio alloggiativo, anche luoghi dove potranno incontrarsi periodicamente, per proseguire le attività che hanno impostato in un’ottica di comunità».

Il prossimo incontro si terrà il 6 agosto, auspicando buoni risultati.

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