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I migranti possono essere una risorsa per tutti

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Sono tanti, troppi, gli stereotipi comuni riferiti ai migranti e ai flussi migratori, come sono eccessive le tante parole non supportate dai fatti.

Lo dimostra il rapporto di 150 pagine intitolato Global food policy report pubblicato nel giugno di quest’anno da International food policy research institute (Ifpri) che è possibile scaricare qui.

In particolare, nel capitolo intitolato “Migrazione: rafforzamento delle frontiere e minacce alla sicurezza alimentare”, vengono smontati i luoghi comuni utilizzati ad arte contro i migranti. Quindi i fatti e l’evidenza scientifica dimostrano come non vere le classiche, populistiche denuncie contro i migranti come “ci portano via il lavoro” oppure “ci rubano le risorse economiche che spetterebbero a noi cittadini” oppure ancora “aumentano la criminalità locale, mettono a rischio la nostra sicurezza”. Sono questi i classici luoghi comuni che hanno fatto aumentare la paura del diverso  – soprattutto se arriva da un Paese lontano –  e hanno contribuito a causare politiche odiose e restrittive sui flussi migratori.

Infatti, nel rapporto Ifpri sono stati i ricercatori Alan de Brauw e Kate Ambler che hanno firmato il capitolo menzionato, dimostrando come invece la migrazione volontaria sia in grado di «migliorare la sicurezza alimentare sia per i migranti sia per le famiglie lasciate indietro, aumentando i redditi e riducendo la pressione sulle risorse». La migrazione, quindi, è spesso l’unica soluzione per le famiglie più povere e per quelle che vivono nelle zone rurali: chi parte permette alla famiglia rimasta nel Paese di origine di avere più cibo a disposizione e i soldi che arrivano ai familiari aiutano la famiglia tutta.

Naturalmente i benefici non sono solo per il Paese di origine dei migranti ma soprattutto per i Paesi che li accolgono. Per esempio il dipartimento sanitario e dei servizi umani degli Stati Uniti ha stimato che nel 2017 i migranti abbiano generato un beneficio economico pari a 63 miliardi di dollari in 10 anni.

Ma non solo, dal momento che il rapporto evidenzia come anche i rifugiati costretti a viaggiare e spesso ospitati nei campi profughi siano in grado di dare una spinta positiva al benessere nelle immediate vicinanze dei campi stessi e, soprattutto, come le attività imprenditoriali vengano stimolate dai nuovi migranti; infatti i nuovi arrivati sono soliti portare all’interno dei campi nuove conoscenze e abilità che si tradurranno in nuove capacità e utilità.

Gli stessi ricercatori che hanno redatto il rapporto sono coscienti del fatto che le possibili soluzioni non siano immediate e che «abbiamo bisogno di ulteriori ricerche per stabilire come la politica possa supportare la migrazione e creare risultati migliori».

Quello che tuttavia appare chiaro è come sia impossibile fermare le migrazioni volontarie e che gli scenari di guerra, gli effetti dei cambiamenti climatici, le carestie non faranno altro che aumentare le migrazioni e pertanto chiudere i confini, proibire gli sbarchi o alzare muri non servirà soprattutto contro coloro che cercano soltanto la possibilità di sopravvivere, di non morire di fame o di non soccombere allo sfruttamento indiscriminato della propria Terra.

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