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Pubblicato il 12 luglio 2018

Il servizio di posta dei detenuti del carcere di Opera

Il carcere di Opera (Milano) è noto per essere un istituto all’avanguardia per quanto riguarda il trattamento dei detenuti e le iniziative innovative.

Ecco quindi che è partito pochi giorni fa un nuovo progetto di “lettere dal carcere” dei detenuti di Opera, con la corrispondenza che raggiungerà il mondo esterno in meno di 24 ore. Saranno 300 i reclusi di media sicurezza (in regime di articolo 21, quello che regola il lavoro all’esterno del carcere) coinvolti nel servizio di posta chiamato “Pre-paid Fast Telegram Servizio Opera e-mail”.

L’idea è nata dai soci dell’associazione “In Opera” – quasi tutti detenuti – insieme a “Progetto Mirasole Impresa Sociale” che ha messo a disposizione un ufficio dentro l’Abbazia di Mirasole, nelle vicinanze del carcere.

Giovanna Musco, presidente dell’associazione In Opera spiega il funzionamento della prassi: «Il detenuto scrive a mano la sua lettera, in qualsiasi lingua o alfabeto, e la imbuca nelle cassette che sono state installate in ogni reparto entro le ore 17. Le lettere vengono raccolte dalla polizia penitenziaria e portate all’ufficio interno della struttura dove due reclusi tengono conto del numero di persone e di pagine. Il mattino successivo sarà compito di un detenuto in regime di articolo 21 prendere la posta e portarla all’ufficio di Mirasole dove scannerizza le lettere, le manda al destinatario indicato e rimane in attesa di eventuali risposte da riportare indietro in giornata».

Aggiunge la presidente che il progetto è nato per accelerare le comunicazioni con avvocati e familiari e ne potranno usufruire i detenuti di media sicurezza: imballaggio della posta e destinatari verranno controllati, ma scritti e contenuti rimarranno privati come da Costituzione.

In precedenza, aggiunge Laura Nurzia – vicepresidente di Fondazione Progetto Arca, onlus che si è aggiudicata l’Abbazia di Mirasole tramite bando – i detenuti che inviavano una lettera aspettavano fino a 22 giorni prima di ricevere una risposta. Perché, afferma Nurzia «loro scrivono, scrivono tanto e possono esserci fino a 2.000 corrispondenze a settimana ma le tempistiche del carcere e delle poste sono state un limite alla velocità di comunicazione».

Adesso, grazie allo scanner, potranno persino ricevere foto dei loro cari e questa è senz’altro un’ottima notizia.

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Sono una giornalista e non so fare altro

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Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

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