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Pubblicato il 12 luglio 2018

Fao: l’Europa non ha più pesce per il resto dell’anno

È stata la Fao a lanciare l’allarme pubblicando un rapporto dal titolo Stato della pesca e dell’acquacoltura mondiale (SOFIA) che conferma la devastazione degli ecosistemi marini e oceanici, con la conseguente carenza abnorme di pesce.

Secondo il rapporto, il 33% degli stock globali di pesce è sovrasfruttato e addirittura circa il 60% viene pescato al massimo della capacità.

Proprio per questi motivi si calcola che il 9 luglio scorso l’Europa abbia raggiunto quello che viene chiamato il Fish dependence day, e abbia cioè terminato le proprie scorte di pesce e debba dipendere, fino alla fine dell’anno, dalle importazioni da altri Paesi. Nel 2018 questo giorno è arrivato un mese prima rispetto all’anno 2000, mentre va considerato che, fino a trent’anni fa, la domanda interna di pesce veniva soddisfatta in modo indipendente fino a ottobre.

Il motivo per cui il pesce è terminato è anche, tutto sommato, banale: ne mangiamo più di quanto se ne possa pescare nei nostri mari, dal momento che si stima che il consumo pro capite sia di 25 chili in media, quasi il doppio rispetto a cinquanta anni fa.

Ma c’è di più poiché, secondo i dati riportati dal Wwf, è dimostrato come il consumo globale di pesce sia aumentato del 3,2% ma soprattutto come oltre 800 milioni di persone continuino a dipendere da questo alimento per la propria sopravvivenza.

In particolare in Italia la situazione è ancora più grave, poiché il nostro Paese è rimasto “senza pesce” addirittura il 6 aprile scorso. Ha infatti dichiarato Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia: «In poco più di tre mesi, l’Italia ha consumato l’equivalente dell’intera produzione ittica annuale nazionale e la restante parte dell’anno dipenderà dalle importazioni di pesce, soprattutto dai paesi in via di sviluppo. È nostro dovere gestire gli oceani con più attenzione se vogliamo che il pesce continui a nutrire le generazioni future: oggi assistiamo a una inversione di paradigma, il settore ittico è in crisi, i pescatori diminuiscono ma non lo sforzo di pesca. Significa che si pesca meno ma peggio».

Gli ecosistemi marini e soprattutto la fauna sono minacciati dalla pesca eccessiva e da quella illegale non dichiarata e non regolamentata e in più, come ben sappiamo, dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento di plastiche e microplastiche. Lo stesso Wwf ha lanciato, in collaborazione con l’Unione Europea, il progetto Fish Forward per incoraggiare la pesca sostenibile e la consapevolezza sugli impatti ambientali e sociali legati al consumo di pesce.

 

Sono una giornalista e non so fare altro
Ipermemoria: ricordare dettagli anche banali di dieci anni prima, trovate persone con questa capacità

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Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

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