Ecomafia

Pubblicato il 11 luglio 2018

Ecomafia: un disastro che la politica non può più ignorare

Le cifre contenute nel nuovo rapporto di Legambiente – Ecomafia 2018 – dipingono un’Italia devastata da continui reati ambientali. Basti pensare che lo scorso anno si sono contati fino a 84 reati al giorno, per un numero totale di crimini ambientali pari a 30.692.

I luoghi dello scempio riguardano in modo particolare le regioni in cui tradizionalmente esiste una forte tendenza malavitosa, e quindi un 44% che si divide tra Campania – il territorio con maggiori illeciti registrati -, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. Tuttavia numerosi reati ambientali sono stati riscontrati anche in Liguria. Nel dettaglio, il settore più colpito è quello dei rifiuti con il 23,8% degli illeciti. Seguono i delitti contro animali e fauna selvatica (22,8%), gli incendi boschivi (21,3%) e, per finire, il ciclo del cemento (12,7%).

Si tratta di un malaffare che nel suo complesso rende 14,1 miliardi, con una crescita del 9,4% che si spiega in particolare con la lievitazione del ciclo dei rifiuti. A rendere ancora più grave il problema è la corruzione, tra politici e funzionari pubblici che accettano soldi in cambio di concessione di appalti e permessi che non dovrebbero essere autorizzati.

Il rapporto Ecomafia 2018 indica qualcosa su cui non è semplicemente doveroso riflettere, ma che impone azioni immediate e urgenti. In Italia esiste una vera e propria economia criminale sottolineata dalla veridicità implacabile di certi numeri e nutrita non solo dai vari clan camorristi, ma anche da imprenditori, funzionari e politici. Un concetto che durante la sintesi del rapporto presentato da Legambiente il 9 luglio scorso a Montecitorio il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho hanno avvalorato.

Qualche volta le forze dell’ordine procedono a indagini, arrestano i criminali, pongono sotto sequestro i beni e qualche volta i crimini restano impuniti, senza un colpevole. In entrambi i casi il grave danno ambientale ed economico, però, rimane. Se da un lato le forze dell’ordine hanno dimostrato una grandissima competenza, va sottolineato che però senza una linea chiara e dura tracciata dalla politica i limiti restano e i reati sono destinati ad aumentare.

La pur buona legge a tutela dell’ambiente – e in modo particolare quella che ha introdotto gli ecoreati nel codice penale – da sola non basta. È fondamentale che le forze politiche del nostro Paese si decidano una buona volta a mettere la lotta all’ecomafia tra le priorità in agenda.

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Milena Pennese

Estroversa, creativa, curiosa e passionale, credo nei progetti e nella passione che alimentano il gusto delle nuove sfide. Amo leggere, viaggiare, passeggiare in montagna e ascoltare buona musica. La mia più grande passione è la scrittura.

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