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Favorire l’inclusione dei disabili: that’s the question

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Il 5 luglio nella Sala Caduti di Nassirya del Senato si è tenuta un’interessante conferenza stampa dal titolo “Disabilità: orgoglio o pregiudizio?” che ha rilanciato il tema della disabilità e come superare la quotidiana violazione dei diritti di una larga parte di cittadini in Italia.

Istituzioni e rappresentanti della società civile hanno affrontato questa tematica in vista del Disability Pride, manifestazione in programma il 15 luglio a Roma, ribadendo la necessità di abbattere non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle culturali, legislative e soprattutto economiche per favorire l’inclusione delle persone con disabilità.

I lavori sono stati aperti dal senatore Edoardo Patriarca, capogruppo del Pd nella Commissione Lavoro e welfare al quale sono seguiti gli interventi di Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lega Italiana per la lotta contro i tumori, LILT; Laura Coccia, atleta paralimpica ed ex parlamentare e Bruno Galvani, presidente della Fondazione ANMIL ‘Sosteniamoli subito’. In rappresentanza del Disability Pride, invece, ha parlato Dario Dongo, membro del direttivo della onlus e attivista per i diritti civili, che ha anche moderato l’incontro, e Ruggero Aricò, vicepresidente della Onlus Disability Pride.

Numerosa la partecipazione dei rappresentanti delle organizzazioni impegnate nella diffusione delle istanze avanzate dai cittadini che vivono una forma di disabilità e chiedono a gran voce di cambiare paradigma, verso i quali Patriarca ha pronunciato parole semplici: «Non c’è democrazia senza inclusione. Esaudire i diritti di queste persone vuol dire andare verso una democrazia partecipata», e «quando parliamo di sociale non parliamo di pezzettini marginali rispetto alla vita del nostro Paese perché il sociale è parte costituzionale del Paese», o ancora, «la disabilità è un tema di nicchia ma riguarda la qualità della vita delle persone, la democrazia di un Paese». E, aggiungo, il valore della disabilità vista come risorsa e non come limite della società dovrebbe essere un impegno per tutti noi di diffondere e promuovere una reale integrazione di queste persone consapevoli che, solo così, sarà possibile una maggiore crescita per i singoli e tutta la comunità.

Mi sono permessa di fare un puzzle dell’intervento del senatore perchè il suo pensiero, le sue parole così costruite hanno un significato ancora più potente e importante.

Ma nella conferenza si è parlato anche delle barriere architettoniche e, purtroppo, di quelle culturali sulle quali il docente di Pedagogia  Tommaso Fratini in passato ha scritto: «Se ciascuno di noi è concorde, specie nell’ambito della pedagogia, nel considerare l’obiettivo della piena inclusione sociale nella disabilità come il fine principale a cui tendere, di converso è la questione dell’esclusione sociale, con cui la grande maggioranza dei disabili a diversi livelli ancora oggi si confronta, il problema forse più grave che si oppone in modo speculare alla finalità dell’inclusione e affligge la popolazione disabile. Il nodo dell’esclusione viene di norma concettualizzato nel paradigma di riferimento, quello dell’ICF, in termini di barriere le quali limitano il funzionamento, minano cioè l’accesso all’attività e alla partecipazione sociale delle persone con disabilità».

Come ha sottolineato Carmelo Comisi, presidente della Disability Pride Onlus:«La celebrazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili, tema centrale del Disability Pride del 15 luglio, non deve far dimenticare che, sebbene la sua attuazione sia fondamentale per la corretta inclusione delle persone con disabilità all’interno della società, affinché ci sia una vera inclusione è necessario un cambiamento culturale che passi necessariamente per la conoscenza, da parte della gente comune, del mondo della disabilità, con le sue varie sfaccettature».

Sì, perché il più delle volte trovarsi di fronte a un diversamente abile crea imbarazzo o difficoltà mentale causando inconsapevolmente comportamenti poco idonei come disagio, pregiudizio, paura, pietà….nei casi più rari indifferenza. Senza contare, di contro, le conseguenze che tali atteggiamento possano creare nelle persone disabili condizionandone negativamente la qualità della vita come l’essere messi ai margini, essere quasi invisibili e agendo in profondità nel loro immaginario collettivo.

Proseguendo sul tema, l’avvocato Dario Dongo, membro del comitato direttivo di Disability Pride Onlus, ha citato un’indagine OCSE secondo la quale un individuo su 6 è oggi colpito da disabilità (World Report on Disability, WHO-OMS, 2011), e il dato è destinato a crescere in Paesi come l’Italia che si distingue sia per la longevità, sia per il calo demografico superiori alla media. Inoltre, ogni cittadino con esperienza di disabilità motoria – temporanea o permanente – conosce la frustrante condizione di vivere e muoversi ogni giorno nella cosiddetta società civile. Tra le norme in vigore e la loro disapplicazione, l’Italia si trova all’età della pietra. Servono investimenti, nel pubblico come nel privato, per abbattere con urgenza queste barriere culturali e, chiaramente, quelle architettoniche che ne derivano. Investimenti che innescano un percorso virtuoso, nella direzione di una società inclusiva, stimolando l’economia e l’occupazione in Italia.

L’indifferenza, che si contrappone con le parole buoniste generosamente elargite, è stata documentata sempre da Dario Dongo che, con eloquenti immagini e fotografie, durante la conferenza, ha chiaramente illustrato le insormontabili barriere architettoniche presenti in luoghi in cui dovrebbe essere garantito l’accesso a chiunque. Esempi ne sono l’Università di BariModenaNapoliViterbo; l’accesso all’ospedale CTO di Roma, che ospita una delle poche Unità Spinali del Centro-Sud, l’entrata principale della ASL 3 in via Portuense, l’Ufficio centrale delle Poste Italiane a Roma, in via Marmorata. A dispetto delle celebrazioni per i campioni delle paralimpiadi e dei noti benefici riabilitativi del nuoto, nell’intera città di Roma, sede dei Mondiali di Nuoto 2009, una sola piscina – la Piscina delle Rose all’Eur – è provvista di sollevatore per disabili. Una sola struttura, peraltro attiva per soli tre mesi, non essendo autorizzata alla realizzazione di una copertura che consenta l’apertura invernale.

Continuando con le barriere architettoniche, la situazione è catastrofica anche per l’accesso alle spiagge. Mentre sono ormai capillari le Bau Bau Beach, quelle dotate di accessibilità restano un miraggio. Lo scenario documentato l’anno scorso dalla Fondazione Serono non è migliorato. Anzi. L’unica spiaggia pienamente accessibile nei pressi di Roma, La Madonnina a Focene – della quale era presente al Senato una piccola rappresentanza – è a tutt’oggi chiusa per vincoli burocratici. E tra gli altri stabilimenti indicati come accessibili in sedia a rotelle, quello gestito a Tarquinia Lido dall’Associazione AVAD non è provvisto di indispensabili passerelle per attraversare la lunga spiaggia e langue per mancanza di fondi. La piccola spiaggia della ASL di Anzio è invece un ghetto. Ai gestori della Girandola Beach è imposto di ammettere soltanto disabili accompagnati da non più di 2 normodotati.

Per non parlare poi dell’impossibilità di accedere ai luoghi pubblici o privati, prendere un mezzo di trasporto, svolgere semplici attività quotidiane come attraversare la strada che diventano montagne insuperabili. Per questo occorre – si è evidenziato – non solo aumentare i fondi, controllarne la spesa e l’attuazione dei lavori nel rispetto della leggi, ma anche lavorare costantemente al rispetto delle leggi sull’inserimento lavorativo e sulla qualità dell’impiego avvalendosi di figure sempre più specifiche come ad esempio il diversity manager nelle aziende pubbliche e private. Occorre compiere battaglie culturali che incidano sulla coscienza collettiva di coloro che la società chiama comunemente “normodotati”, ha affermato Laura Coccia, atleta paralimpica ed ex parlamentare.

«È evidente che quando si parla di persone affette da disabilità e i loro diritti e la loro dignità, sanciti da leggi all’avanguardia (solo per citarne qualcuna: Legge 13/89 – 104/ 92 – 68/99 – 67/2006, Legge 112/2016 Dopo di Noi) va detto con la giusta determinazione che il contratto sociale stipulato in tutti questi anni con i nostri governanti, che li obbligava ad interventi determinanti e troppo spesso a vuoto annunciati, è saltato completamente», ha detto Bruno Galvani, presidente della Fondazione Anmil Onlus, snocciolando i dati Censis di dicembre 2017. «L’Italia è tra gli ultimi in Europa per risorse e servizi investiti a favore delle persone disabili. Si spendono 438 euro pro-capite annui, meno della media europea (531 euro), lontanissimi dal Regno Unito (754 euro). Solo la Spagna (395 euro) si colloca più in basso del nostro Paese».

Permettetemi di concludere con questa storia dal titolo “Rispettiamo i più deboli” che ho letto su un sito che fabbrica carrozzine per disabili e che mi ha particolarmente colpito: «Per me, che fin dalla nascita mi trovo in questa condizione e perciò non conosco “”altre normalità””, è normale muovermi male, parlare con difficoltà, ecc. Per me, in un certo senso, è normale essere disabile. Io ritengo che la normalità posseduta dalla maggioranza delle persone non possa diventare l’unico modello di normalità, ma ognuno deve imparare a vivere con la propria normalità e ad interagire con quella altrui, che non è una anormalità o una disabilità, bensì semplicemente una normalità diversa».

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