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Etichette alimentari: attenzione agli inganni

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Le etichette dei prodotti alimentari presenti in migliaia di supermercati di Paesi appartenenti all’Ue dovrebbero essere facilmente comprensibili, chiare e, soprattutto, trasparenti.

Purtroppo però, stando a un’indagine del Beuc – l’organizzazione dei consumatori europei – le cose non stanno proprio così: «Il lavoro delle associazioni che fanno parte della nostra organizzazione ha permesso di scoprire come in tutta l’Europa siamo molto diffusi diversi trucchi per l’etichettatura dei prodotti».

Aggirando le leggi e i regolamenti non completamente definiti dall’Ue, troviamo quindi spesso alimenti che vantano la scritta “di qualità superiore” o “più sani”, fino a “artigianali” o ancora “tradizionali”.
Peccato però che, come spiega il Beuc, basta soffermarsi a leggere meglio l’etichetta per accorgersi che il prodotto contiene ingredienti che di naturale non hanno nulla.

La ragione di sempre più alimenti recanti scritte del genere sta, in buona parte, nelle sempre più esigenti richieste del consumatore che giustamente vorrebbe conoscere quanto più possibile del prodotto che sta acquistando. Un fatto, questo, che ha indotto le industrie alimentari a peccare di trasparenza, con frasi fuorvianti come quelle succitate.
Il Beuc, nel suo report, scrive chiaramente che si tratta solo di «campagne di marketing ideate a tavolino per rendere più attraenti prodotti» che poi in sostanza «contengono coloranti e additivi industriali». Quindi niente di più lontano dal poter essere considerati artigianali e di conseguenza neanche etichettabili come tali.

Un cavallo di battaglia molto sfruttato dalle aziende è la frutta, e lo è per ovvie ragioni: di norma fa bene alla salute. Tuttavia però spesso non si fa altro che pubblicizzare un prodotto con un’immagine accattivante salvo poi scoprire che «i frutti in questione si trovano solo in proporzioni minime o mescolati ad altri ingredienti meno sani».

Altra nota dolente riguarda il 100% integrale. Ad oggi abbondano sugli scaffali dei supermercati confezioni di pasta, biscotti, cereali, che vengono descritti come molto più salutari rispetto alle farine tradizionali. Però, anche in questo caso, è necessario leggere molto bene l’etichetta perché se è vero che ad esempio in Italia, Spagna e Olanda ci sono delle normative che prevedono che il pane definito “integrale” debba per forza di cose contenere il 100% di farina integrale, in altri Paesi non è ancora così e dunque ci si approfitta né più né meno che di un vuoto legislativo per vendere merce non rispondente a quella descritta.

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