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Anche l’Italia tra i 5 big dell’economia blu in Europa

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Insieme al Regno Unito, la Spagna, la Francia e la Grecia anche l’Italia è rientrata tra le economie blu più importanti d’Europa. Il dato è dimostrato dal numero di occupati nel settore che ad esempio solo in Italia è stato di circa 390 mila generando circa 19,7 miliardi di euro di valore aggiunto. Ad avere la meglio nel 2016 troviamo il turismo costiero, che da solo ha contribuito al 51,2% dell’occupazione, al 43% del valore aggiunto e al 50% dei profitti complessivi. Rilevante anche il ruolo dei trasporti marittimi, che generano il 13,3% del lavoro, 21% di valore aggiunto e 24% dei profitti.

Ma cos’è l’economia blu?
Per economia blu s’intende un movimento di business globale che si prefigge di creare un’economia ecosostenibile. In sintesi, la definizione blue economy comprende tutte le attività umane che utilizzano il mare, le coste e i fondali come risorse per attività industriali e lo sviluppo di servizi, quali ad esempio acquacoltura, pesca, biotecnologie marine, turismo marittimo, costiero e di crociera, trasporto marittimo. Fra le industrie tradizionalmente “blu” figurano le attività portuali e di stoccaggio, le costruzioni navali, i trasporti marittimi, ma anche le attività estrattive di petrolio e gas. Inoltre, le energie rinnovabili marine, inserite in un’ottica di sostenibilità.

Quello che molti ignorano è la quantità e qualità di settori emergenti legati all’economia blu: mentre la bioeconomia/biotecnologia blu, la protezione ambientale e l’energia eolica offshore sono più note, fra le industrie emergenti meno conosciute figurano l’energia oceanica e la desalinizzazione.

La crescita blu, infatti, è considerata la strategia a lungo termine utile a sostenere una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo: mari e oceani rappresentano, quindi, un motore per l’economia europea, con enormi potenzialità per l’innovazione e la crescita, e rappresenta il contributo della politica marittima integrata al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Motivo questo che ha portato questo tipo di economia a resistere non solo alla crisi, ma anche a generare 174 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 3,5 milioni di posti di lavoro. Stando ai numeri forniti dal primo Rapporto Annuale Economico UE 2018, il settore può contare su un fatturato di 566 miliardi di euro.

Questa non è l’unica cifra a rendere l’idea di quanto la blue economy sia importante per l’Europa. Il margine di profitto lordo è del 16,8%, e sono quasi 3,5 milioni i posti di lavoro creati (l’1,6% dell’occupazione UE). Nel complesso, la blue economy rappresenta l’1,3% del PIL totale dell’UE (2016). Tra i diversi settori, quello delle “risorse viventi” – quindi pesca, acquacoltura e trasformazione – è cresciuto del 22% tra il 2009 e il 2016.

Anche i settori emergenti sono in piena espansione: l’occupazione nell’industria eolica offshore, ad esempio, è passata da 23 mila posti nel 2009 a 160 mila nel 2016, superando il numero di occupati nel settore della pesca dell’UE. In diversi Stati membri dell’UE, nota il report, l’economia blu è cresciuta più rapidamente rispetto all’economia nazionale nell’ultimo decennio.

«L’economia blu dell’UE sta crescendo costantemente nell’ultimo decennio e il potenziale per il futuro è promettente. Con investimenti nell’innovazione e attraverso una gestione oculata e responsabile, che integri gli aspetti ambientali, economici e sociali, possiamo raddoppiare il settore in modo sostenibile entro il 2030», sostiene il commissario UE per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca Karmenu Vella.

Ora, visto l’enorme potenziale di questo settore economico, non è un caso se di recente la Commissione europea ha proposto di intensificare il proprio sostegno all’economia marittima nel bilancio UE 2021-2027, destinando 6,14 miliardi di euro ad un Fondo più semplice e flessibile. Il Fondo consentirà di investire in nuovi mercati, tecnologie e servizi marittimi come l’energia oceanica e la biotecnologia marina. Alle comunità costiere sarà offerto un sostegno maggiore e più ampio per la creazione di partenariati locali e i trasferimenti di tecnologia in tutti i settori dell’economia blu, compresi l’acquacoltura e il turismo costiero.

Il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) continuerà ad assistere il settore alieutico europeo nella transizione verso pratiche più sostenibili, puntando in particolare sul sostegno agli operatori della piccola pesca. Consentirà inoltre di liberare il potenziale di crescita di un’economia blu sostenibile e assicurare un futuro più prospero alle comunità costiere. Infine, la Commissione intende potenziare l’impatto ambientale del Fondo grazie a un’azione rafforzata per la tutela degli ecosistemi marini e a un contributo del 30% del relativo bilancio a favore della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, in linea con gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo di Parigi.

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