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Francesco Mannelli, da medico primario a volontario in Eritrea

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Esistono mestieri che più che scelte sono autentiche vocazioni, e questo è sicuramente il caso di Francesco Mannelli, ex primario all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze ora in pensione.

Dopo una vita trascorsa tra le corsie di quella che è un’eccellenza italiana nella cura dei pazienti più piccoli, ha infatti deciso di non accantonare i suoi strumenti di lavoro e tantomeno le proprie conoscenze e la grande solidarietà. È partito per l’Eritrea, dove oggi cura i bambini malati e gravemente malnutriti.

Francesco Mannelli è stato responsabile del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Meyer fino al 2013. Dopo questa data ha subito iniziato a collaborare con l’associazione Annulliamo la Distanza, che si occupa proprio delle adozioni a distanza nelle zone più svantaggiate del Pianeta e organizza progetti di cooperazione. Proprio all’interno di questa associazione ha rivestito un compito delicatissimo, quello della formazione del personale medico e infermieristico della sezione pediatrica dell’Ospedale Orotta, in Eritrea. Grazie al suo impegno e a quello dei suoi collaboratori, i corsi di formazione – iniziati nel settembre 2017 – hanno visto la partecipazione di un centinaio tra medici e infermieri.

La prima volta non fu facile per Mannelli, fu un autentico choc. Infatti racconta: «Gli spazi erano sfruttati in modo non idoneo, l’ossigeno e l’acqua mancavano, forte era la precarietà igienica, si trattava di una realtà drammatica perché la qualità dell’assistenza era scarsa soprattutto a causa di strumenti arretrati e desueti e abitudini diverse dalle nostre. Mi resi subito conto che tanti decessi avrebbero potuto essere evitati con un sistema sanitario più efficace».

Se normalmente tutti inorridiamo e proviamo rabbia quando i media ci mostrano immagini di bambini gravemente malnutriti, violati dall’assurdità di certe guerre, dall’egoismo dei potenti, dall’instabilità climatica, Francesco Mannelli ha visto quell’orrore con i propri occhi. E soprattutto ha deciso di fare la propria parte per opporsi a tanta assurdità. Ricorda: «È stato molto toccante vedere quelle scene, soprattutto se si paragona quell’assistenza sanitaria alla nostra, è incredibile il livello di disuguaglianza. Ricordo ancora quel bambino cardiopatico che chiese il nostro intervento quasi implorandoci».

Scene di un vivere quotidiano durissimo, di fronte a cui molti di noi probabilmente – e senza alcuna colpa – non reggerebbero. Invece per il dottor Francesco Mannelli tanta desolazione è stata la molla per non arrendersi, una motivazione in più per impegnarsi nella propria missione. Esattamente come quando racconta un episodio indelebile, un giorno in cui, entrando in una stanza, si trovò a osservare un mucchietto di lenzuola: «Lo tirammo via e ci accorgemmo che dentro c’era un bambino minuscolo senza vita, fu straziante. Sono scene che ti porti dietro per settimane, scatta dentro di te una forte compassione e la volontà di aiutarli a vivere più dignitosamente».

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