Portale di economia civile e Terzo Settore

European Carers su Alzheimer: servono diagnosi più tempestive

3

È stato presentato al Parlamento europeo il report 2018 “European Carers” che prende in esame gli ostacoli riguardanti la diagnosi di Alzheimer e demenza senile in 5 Paesi europei.

Il rapporto è stato eseguito da Alzheimer Europe, un’organizzazione che riunisce 40 associazioni del Vecchio Continente e ha riguardato Italia, Scozia, Olanda, Repubblica Ceca e Finlandia; lo studio ha rilevato come possano sorgere diversi problemi prima di arrivare a una diagnosi definitiva. Il coordinatore e redattore del rapporto è stato Bob Woods, professore di Psicologia clinica dell’Università di Bangor (Galles) e direttore del “Dementia services development centre Wales” il quale ha rivelato come, in media, si debbano attendere oltre 2 anni per ricevere una diagnosi corretta.

Ad esempio nel nostro Paese la tempistica migliora leggermente poiché l’attesa è di circa un anno e mezzo.

Oltre ai tempi per la diagnosi, bisogna considerare – evidenzia lo studio – che al 25% dei pazienti viene inizialmente diagnosticata un’altra condizione medica, percentuale che in Italia sale a circa il 32%. Ma c’è di più: una volta stabilita la diagnosi di Alzheimer, si registra nei malati il 53% di demenza lieve, il 36% moderata e il 4% grave.

Ci sono inoltre dati – molto diversi nei vari Paesi esaminati  – che riguardano l’informazione delle persone malate: infatti, quasi il 60% dei caregiver italiani ha dichiarato che la persona malata non è stata informata riguardo la sua malattia, percentuale che scende a quasi il 24% in Repubblica Ceca per arrivare all’8,2% in Olanda, al 4,4% in Scozia e all’1,1% in Finlandia.

Al riguardo, ha osservato Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia: «Una diagnosi tempestiva insieme al coinvolgimento del malato nelle decisioni che lo riguardano e all’ascolto delle sue esigenze sono fondamentali per combattere l’esclusione sociale e lo stigma, per assicurare dignità e migliorare la qualità di vita dell’intera famiglia coinvolta».

Infine viene evidenziato che uno dei problemi che accomuna i cinque Paesi esaminati è il supporto dopo la diagnosi,  e l’Italia è il luogo dove si registra la maggiore insoddisfazione alle risposte ricevute su come affrontare la malattia. A tale proposito è intervenuto Mario Possenti, segretario della Federazione, spiegando: «L’impatto della demenza sulla famiglia del malato è pesante sia sul piano economico sia su quello emotivo. Ogni giorno le centinaia di richieste di sostegno che arrivano alla help line Pronto Alzheimer ci confermano che i familiari vivono ancora troppo nell’isolamento e nella poca informazione. Consapevoli che sia necessario attivare interventi e strumenti efficaci, continuiamo a sviluppare il progetto nazionale delle Comunità amiche delle persone con demenza che possono far sentire comprese, rispettate, sostenute tutte le persone che vivono con la demenza».

Francesco Mannelli, da medico primario a volontario in Eritrea
A Toronto il primo supermercato in cui "paghi quello che puoi"

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...